[Più Libri Più Liberi] Intervista a Francesco Muzzopappa

Buongiorno e soprattutto buon lunedì!

Io riemergo da una settimana così densa che non ho il coraggio di farne un bilancio. La lascio indietro e mi butto a capofitto in questa, che almeno finisce con un cenone il 24. Avete presente quando dicono “Va’ che da Ferragosto a Natale è un attimo?“, infatti eccoci arrivati! Come vi ho detto, la settimana appena trascorsa è stata delirante e torno oggi sul blog con un’intervista fatta il 9 dicembre a Francesco Muzzopappa, presso lo stand Fazi Editore alla fiera Più Libri Più Liberi, che quest’anno si è tenuta dentro il palazzo con la nuvola.
È il primo anno che vado con la consapevolezza che intervisterò un autore di persona e chi mi conosce lo sa, sono un classico esempio di timidezza. Vi risparmio la registrazione, con voce balbettante e battito cardiaco a mille.

Ho incontrato Francesco Muzzopappa grazie a Cristina di Fazi Editore che mi ha permesso di intervistarlo e ci ha riservato un angolo allo stand, mentre tante persone acquistavano libri. Francesco è una persona meravigliosa e non lo dico solo perché ne parlo oggi; mi sono trovata davanti una persona che con scioltezza e gentilezza ha risposto alle mie domande, che mi ha permesso di dialogare con lui del suo libro, Dente per Dente, e che mi ha dedicato molto più di qualche minuto fugace. È rimasto fino alla fine e io di questo devo solo che ringraziarlo.

Qui di seguito troverete le mie domande e le sue risposte, che spero vi siano utili per comprendere totalmente il suo romanzo. Ricordatevi che Natale è vicino e un buon libro è sempre un’ottima idea!

Intervista a Francesco Muzzopappa

Come nasce questo libro? Dente per Dente non è un romanzo classico, che inizia con un personaggio un po’ sfigato che poi  si rivela il grande uomo. In realtà è un po’ sfigato all’inizio e resta così fino alla fine. C’è tanto humor. Vuole far ridere però io ho visto anche tanta critica, quindi vorrei sapere come nasce.

È l’insieme di più cose. Anzi tutto mi è venuta la confezione del romanzo, il setting di ambientarlo all’interno di un museo. Il Mu.Co. quella è stata l’intuizione dovuta all’osservazione della realtà. Sono stato al MACRO e fanno un po’ ridere tutti questi musei con questi acronimi creati apposta per risultare Pop, però se li metti tutti insieme diventano eccessivi e questa cosa a me faceva molto ridere. Partendo poi dal contenitore è venuta fuori la storia. Hai ragione sul personaggio che non ha una vera e propria evoluzione, perché ogni romanzo è un viaggio e il personaggio parte da un punto A e arriva a un punto B. Lui è un buono che a un certo punto si ribella però continua a restare buono alla fine. La macchina umoristica mi è venuta fuori anni fa perché in realtà avevo questo meccanismo che volevo dipanare, l’infrazione dei dieci comandamenti uno dopo l’altro, solo che non avevo la storia vera e propria. Poi mi è venuto in mente che un tradimento poteva prestarsi molto bene come scintilla, come causa scatenante e quindi da lì è partito tutto.

Adesso voglio parlare con te della questione dei comandamenti. Io ho visto in questo libro una critica a chi si professa molto credente e poi infrange queste regole. Il personaggio di “Quella” ne infrange uno che sembra professare a cuore aperto. È una mia impressione o c’è questa critica verso le persone?

L’hai presa in pieno. Io sono cattolico e vengo da una famiglia cattolica. I miei genitori sono catechisti. Si tratta non solo di satira nei confronti dell’arte ma anche satira nei confronti di un certo tipo di credo cattolico che è molto superficiale esattamente come quello professato dalla famiglia di Andrea, quindi è sicuramente una critica nei confronti di chi si professa in un modo e poi fa tutt’altro.

Infatti la famiglia l’ho vista come uno stereotipo. Come l’hai voluto inserire in questo contesto, visto anche il periodo che viviamo?

Se per il personaggio principale ho usato un archetipo, quindi ho scavato un po’ di più e ho dato profondità al personaggio, per i genitori di Andrea ho usato proprio degli stereotipi chiari, quindi bidimensionali. Dovevano essere detestabili sin da subito, quindi ho creato da subito dei mostri e in realtà tutto viene dalla mia personale esperienza dell’arrivo a Milano quindici anni fa. Quando sono arrivato ero in casa in condivisione con un ragazzo napoletano e uno palermitano, quindi una barzelletta, un pugliese, un napoletano e un siciliano. Il proprietario, di cui non farò il nome, quando ho raccontato di essere pugliese, ha fatto una battuta dicendo “Ah! la Puglia è vicino l’Albania” e lì io ho avuto la prontezza di riflessi di dire “Vedo che conosce molto bene la geografia”. Quello è stato il mio benvenuto a Milano e lì ho capito che c’era terreno fertile per fare satira di quel tipo. Sicuramente viviamo dei tempi un po’ cupi, col pericolo di un ritorno, però devo dire che quando si fa della satira questa è sempre un anticorpo molto forte non per cercare di difendersi. E non ce n’è mai abbastanza. In Italia non ce n’è mai abbastanza.

Sono rimasta stupita che Leo sia una persona giovane perché da come se ne parla all’inizio, sembra un over quaranta che ancora non sa cosa fare della vita, e invece non ha neanche trent’anni ed è quasi normale non sapere ancora cosa fare nella vita. 

La sfiga t’invecchia.

Mettendo insieme i vari punti che ti hanno portato alla scrittura di Dente per Dente, come ti sei davvero fermato e hai deciso che sarebbe diventato un romanzo?

Prima ho studiato tantissimo proprio il punto relativo alle dita mancanti. Ho intervistato un mio amico che ha questo problema e ho studiato perché soprattutto quando si parla di menomazioni o di malattie in generale non bisogna essere superficiali e quando si fa umorismo è ancora più rischioso. Mi sono documentato tanto. All’inizio il personaggio sembra molto più vecchio semplicemente perché lui ha patito l’esclusione dunque si sente fuori dal mondo in qualche modo e questa cosa l’ha invecchiato anche mentalmente, non sente di essere abbastanza per il mondo, si sente po’ auto flagellato e qui ho utilizzato tantissimo i meccanismi di scrittura umoristica yiddish di provenienza ebraica che adoro. La macchina più complessa da gestire era proprio quella principale. Cosa fare infrangere? Su cosa accanirsi? Perché i dieci comandamenti sono già scritti, in realtà dovevo decidere quali argomenti toccare per infrangerli e quindi fare un dispetto ad Andrea o alla famiglia di Andrea e quella è stata la cosa più complicata, perché molti comandamenti sono stati gettati e riscritti totalmente. Il punto nodale di tutta la scrittura è stata la semina, la parte iniziale, perché normalmente in un romanzo umoristico l’incipit deve essere folgorante, la storia non deve mai iniziare troppo tardi. Dovevo necessariamente piantare tutti i semi delle infrazioni nelle prime cinquanta pagine perché tutto ciò che poi viene infranto lo trovi nelle cinquanta pagine iniziali, i cosiddetti elastici, cioè tendo degli elastici che smonto man mano che vado avanti.

Tutto il percorso di crescita di Leo come l’hai voluto studiare? Perché rischiavi di farlo sembrare un po’ infantile e invece alla fine è cresciuto. In che momento hai messo un fermo, decidendo che da quel punto in poi sarebbe cresciuto?

Man mano gli ho aggiunto consapevolezza. Credo da quando c’è il fattaccio, che poi è riassunto nell’immagine di copertina, in poi lui ha degli strati di consapevolezza in più che ho aggiunto volutamente. C’è tutta una parte riflessiva prima del penultimo comandamento, anche perché lì si raggiungeva secondo me il climax della storia, nel senso che se normalmente in una storia di questo tipo, che è molto canonica nonostante non abbia un intreccio molto solido perché si tratta di un romanzo molto lineare, però c’è un climax che arriva esattamente sul Non desiderare la donna d’altri. L’ho puntato lì perché lì c’è una sua consapevolezza, ci sono molti ragionamenti. Lì ho aggiunto uno strato di flusso di coscienza, lui lì parla tanto a sé stesso. C’è una consapevolezza in più. Certo non c’è davvero quello sviluppo che magari c’è in Affari di Famiglia e Una posizione scomoda in cui c’è un certo cambiamento alla fine del personaggio, però mi piaceva comunque che lui riflettesse su questa cosa, utilizzasse la leva dei comandamenti infranti per ottenere anche un minimo di cambiamento su se stesso.

Il complimento più bello ricevuto su questo libro e la critica che invece credi sia stata fatta da qualcuno che non ha capito il punto del libro. 

Complimenti belli ne ricevo sempre soprattutto da un pubblico che non t’immagini, perché c’è un sacco di gente che sta male che ha bisogno di divertirsi, di leggerezza e regalare e saper di aver regalato delle ore di leggerezza a chi la sta cercando disperatamente per me è la paga migliore, e questa cosa accade quotidianamente su Facebook perché ricevo molti messaggi.
La critica, secondo me più ingiusta, ma più che al libro al genere, è stato scritto che i romanzi umoristici non dovrebbero esistere perché l’umorismo è adatto esclusivamente alla tv e al cinema. Questo commento denota una grave ignoranza di fondo perché al di là degli studi che uno può aver fatto, la stessa narrativa italiana è piena di romanzi umoristici, da Pirandello a Campanile, Flaiano, Marchesi, quindi prima ancora di scrivere, a volte bisognerebbe documentarsi, perlomeno sul genere, poi il mio libro ti può piacere o non ti può piacere.

Perché una persona dovrebbe comprare il tuo romanzo?

Per divertirsi. Lo stesso motivo per cui l’ho scritto io. Per divertirsi con un minimo di intelligenza, spero.

E allora, vi è piaciuta l’intervista? Ovviamente non parlo di me ma delle risposte di Francesco Muzzopappa. Vi ricordo che il suo libro è Dente per Dente, edito da Fazi editore e ha un costo di 15.00 € (7.99 € in eBook) e vi ricordo che Natale è vicino e sono certa questo sarà un ottimo regalo per chi ha bisogno di svago e divertimento, in modo intelligente.

Grazie ancora a Fazi Editore per l’opportunità e grazie a Francesco Muzzopappa per aver risposto alle mie domande e avermi dedicato minuti preziosi.

Scheggia

Scheggia

Sono Scheggia ma in realtà sono Deborah e ho una passione sfrenata per la lettura. Entro in libreria ogni volta che ne ho l'occasione, passo ore e ore a guardare i libri, cerco le novità ma anche quelle che non lo sono più. Sono una di quelle lettrici che invadono casa di libri, ne compro in continuazione anche se ho già altre letture prese in precedenza. Amo il mondo dei libri e dell'editoria ed è per questo che la mia più grande aspirazione è entrare in una casa editrice e lavorarci. Io continuo a sperare!

4 Replies to “[Più Libri Più Liberi] Intervista a Francesco Muzzopappa

  1. Grandissimo Muzzopappa, anche i due romanzi precedenti sono spettacolari. Lui poi è davvero un ragazzo a modo, io scrissi un post su Una posizione scomoda e venne nel mio blog a commentarlo.

Commenta se ti va, io sarò ben lieta di rispondere.