Bancarellablogger a Pontremoli: Scheggia e Sherpa on the road

Buongiorno!

Oggi sarò breve nella presentazione perché vi beccherete un post lungo lungo, ma spero per voi che non sia noioso, anche perché io rido mentre lo scrivo, quindi non rispondo delle vostre reazioni durante la lettura.
Parto dal principio?
No. Vi faccio un riassunto che inizia con La Libridinosa che a febbraio mette su una squadra di ragazze simpatiche e professionali (in qualche modo dobbiamo giustificarci) e che seguiranno il Premio Bancarella nei mesi che precedono la finalissima (non è il Festivalbar eh! Niente Arena di Verona) fino ad arrivare sul palco (in tutti i sensi) allestito a Pontremoli.
E da febbraio arriviamo al 15 luglio…

Io e Sherpa (il suo nome è questo, lui se ne farà una ragione) partiamo con la macchina, armati di 3 pacchi di biscotti (tenerezze al limone, ringo ripieni al cioccolato e gocciole Pavesi) e un pacco di Michetti che sono anche tornati indietro e giacciono a terra, vicino al carrellino della cucina, in attesa di essere aperti. Ah! Abbiamo anche portato due panini, che a pranzare con i biscotti fa brutto.
Dicevo. Partiamo armati di cibo, col terrore di morire di fame lungo la strada, consapevoli che potremmo fermarci in tanti Autogrill, ma figurarsi, noi qui facciamo così, partiamo con le borse piene di cibo (ma almeno non avevamo la borsa termica).
Ore e ore di viaggio, messaggi sul gruppo “E Cristina chi la prende?” e alla fine, navigatore alla mano, usciamo dall’autostrada, iniziando a viaggiare tra tornanti e stradine, con le tacche del cellulare che scendono un po’ alla volta, con LTE che diventa solo E fino ad informarci che Nessun servizio è il motto del navigatore, ma Sherpa è bravo, segue le indicazioni e arriviamo alla stazione dei treni di Pontremoli e beh… Qui inizia davvero tutto, perché vedo una persona, una alta che dovrebbe essere dichiarata illegale, così alta che io ho pensato “Quasi quasi faccio la maleducata e non scendo, così conservo un po’ di dignità“. Così alta che alla fine mi sono detta che forse in realtà sono io che sono troppo bassa. Punti di vista.
Insomma, scendo dalla macchina e c’è Cristina, che subito mi saluta e io le offro del cibo, perché ce n’è in abbondanza e non sia mai che si va a dire in giro che non offro tenerezze al limone!

Tutti e tre in macchina, con bagagli e cibo, navigatore alla mano e speranza di linea internet, ci iniziamo a muovere verso l’hotel, ma… sbagliamo strada e Laura non credo lo sappia.
Per sapere com’è successo, dobbiamo tornare indietro di circa mezz’ora, quando Laura mi chiama e dice “Ad un certo punto il navigatore ti chiede di tenere la sinistra, ma voi andate a destra che è uguale sennò c’è un ponte inagibile“.
Arriviamo ad un bivio e il genio che è in me fa presente la situazione, così giriamo a destra e iniziamo una ripida salita. In breve il navigatore ci abbandona, per strada non c’era nessuno e il dubbio che la strada fosse diversa iniziava ad insinuarsi, finché non decidiamo di tornare indietro a quel bivio e seguire a sinistra.
Dopo pochi minuti ci siamo accorti che semplicemente avevamo sbagliato bivio.

Arriviamo in albergo e il signore alla reception ci accoglie con un sorriso, inconsapevole degli uragani che ospiterà per due giorni; tempo di dargli il documento e via alle stanze, dove dopo mesi riabbraccio Laura, Ropolo, Bacci e Lea. E che il weekend della Bancarella Blogger abbia inizio!

In albergo ci raggiunge Amanda e dopo aver salutato tutte, Laura mi consegna il simbolo del nostro weekend: la collana con la B. Le interpretazioni possono essere molteplici: Bassa, Bella o BancarellaBlogger. Noi preferiamo quest’ultima espressione.
All’arrivo di Amanda abbiamo il nostro primo briefing, ovvero abbiamo parlottato, ci siamo messe d’accordo sulla serata che ci aspettava, incuriosite da ciò che sarebbe stato. E in breve ci prepariamo e siamo pronte per… tornanti. Tornanti ovunque. Stradine strette e in curva, dove la domanda ricorrente era “ma sono a doppio senso?”.
E arriviamo a Montereggio, il paese dei librai, con salite e casette, ma soprattutto con i nomi delle vie che è tutto un programma!

Cosa ricorderò di quel sabato? Beh, il cibo in piazza, la compagnia, Amanda che sedeva con noi e che ci parlava come se ci conoscessimo da una vita. Ricorderò il luogo, un po’ il freddo e i testaroli, un piatto tipico lunigiano, un impasto che sembra una crêpes spessa e tagliata come i maltagliati, conditi con il pesto. Un po’ pesanti per noi, ma molto buoni.
Dopo la cena siamo andati su una terrazza – Terrazza Lazzarelli – dove tipicamente si mangia gorgonzola (tranne io che proprio no!) ma soprattutto il gorgonzola si mangia con pesche e vi posso assicurare che la faccia di Bacci e Sherpa quella sera erano impagabili: immobili a fissare Amanda che parlava, aspettando di capire a cosa servivano le forchette che ci avevano portato. Che dire? Oltre a ringraziare per l’ospitalità, direi che è stato il dopo cena più interessante al quale io sia mai stata.
Dopo esser ritornate in albergo, la serata si è conclusa con tanti sorrisi e con Laura che si raccomandava: la colazione alle 8.30.

 

E arrivò la domenica mattina. Il 16 luglio. Il grande giorno.

Prima di tutto dovete sapere che Laura ha un figlio adolescente, che va a scuola e quindi, se dice alle 8.30 c’è la colazione, alle 8.15 bussa alla porta, sennò si fa tardi. Son dettagli, lo so. Comunque scendiamo a fare colazione, cornetto, tè, cappuccino per chi lo vuole, 2 caffè per la Ropolo (o 3?), marmellata, succo d’arancia e niente, si parte per l’esplorazione di Pontremoli, con Cristina che ci dice “Io ieri ho visto il palco”.
Arriviamo a Pontremoli, parcheggiamo, giriamo, prendiamo un bel regalo ad Amanda, osserviamo il palco, Sherpa conta le sedie perché un po’ d’ansia è meglio regalarcela subito, poi come 007 in missione chiediamo al bar vicino al palco di tenerci i fiori in fresco e bon, la domenica passa, in attesa di raggiungere quelle che saranno le 19.00, orario di ritrovo per la gran serata.
Intanto il pomeriggio prepariamo i discorsi, mi faccio venire l’ansia, mi vesto, faccio i boccoli, mi torna l’ansia che, nel sentirsi esclusa dal progetto, ha deciso di accompagnarmi fino a poco prima di salire sul palco.

Benvenuti alla gran serata!

Appena arrivati si unisce a noi Annarita che purtroppo non è potuta stare in nostra compagnia dal giorno precedente, incontriamo Dario Vergassola, lo informiamo della nostra incursione sul palco, ci accordiamo e decide di darmi la stangata: in ordine alfabetico, io sarò la prima perché Barbaglia ha un gran difetto, ovvero il cognome con la B e io presento proprio lui, con la manina tremante che regge quel foglio stropicciato. 
Prima che tutto inizi, Amanda ci parla, ci rassicura, ci vuole bene e ci fa sentire apprezzate e un minimo ci calmiamo, ma giusto un po’ perché l’ansia da palcoscenico c’è e io e Ropolo facciamo una cosa: inseguiamo gli autori per farci le foto, così ci calmiamo, no?
E allora fermiamo Barbaglia, Strukul, Jung – Myung Lee, Marone (che ho inseguito per farmi firmare due suoi libri), Caboni, Benatti (che avevamo incontrato anche la sera precedente e si era anche fatta una bellissima foto con tutto il gruppo). Finite le foto, rassicurata su quello che avrei dovuto fare, ci sediamo e il palco si anima. Dopo un discorso iniziale di Laura che ha spiegato il progetto e ringraziato tutti, salgo sul palco e presento il libro di Alessandro Barbaglia, cercando di spiegare a Vergassola cosa sono le perle di patata e ve lo dico, ero così emozionata che non ho neanche baciato sulla guancia Barbaglia! Non si fa, no no, ma ero proprio agitata e tremavo! Mi vado a sedere, si alternano le ragazze sul palco, fantastiche, precise e con Vergassola che non si lascia sfuggire nessuna occasione e alla fine, scheda alla mano, iniziano le votazioni.

Voi già sapete com’è andata a finire: Matteo Strukul con I Medici – Una dinastia al potere ha vinto il Premio Bancarella, ma non sapete che, sedute in seconda fila, c’erano Deborah e Cristina con una sciarpa sulle gambe nel tentativo di tenersi al caldo, mentre mettevano x sulla scheda, cercando di non sbagliare. 
Arrivati alla fine dell’estrazione e lettura delle schede, dopo aver assegnato il premio, ci siamo alzate e sono andata insieme alle altre sul palco, quando tutti ormai si congratulavano, per salutare gli autori e… è successa una cosa che quando ci penso oggi ancora sorrido per la sorpresa e l’emozione.
A Pontremoli c’erano un gruppo di ragazzi che sostenevano La Locanda dell’Ultima Solitudine e uno di loro mi ha chiamato per farmi un Selfie con loro. E io su questo post devo proprio fare le mie scuse perché, nell’ansia e agitazione del momento, io non mi sono presentata (viziaccio, lo so) e non ho chiesto loro come si chiamavano. Io però li ringrazio per quella foto, perché è stato davvero divertente e spero di aver detto cose giuste sul libro di Barbaglia durante la presentazione.

Finito in piazza, ci siamo ritrovati al ristorante Abramo per la cena del vincitore: abbiamo mangiato a buffet, parlato con i presenti e con Vergassola che è una persona fantastica con cui parlare; ci ha raggiunto anche Barbaglia che con un piatto di testaroli in mano si è visto lanciare occhiatacce. Non è colpa sua, gli vogliamo bene, ma i testaroli ormai basta.

Rientrati in albergo e dopo la mia esclamazione “se sta ‘na crema”, ci scongeliamo e ci mettiamo a letto: Laura ci proroga di mezz’ora la sveglia e la colazione è alle 9.00.

La mattina è la parte peggiore.
Il viaggio finisce, la colazione è fatta di risate e sguardi malinconici. Ci salutiamo, ci abbracciamo, riportiamo Cristina alla stazione perché era iniziato tutto così ed era giusto finirla così, e ripartiamo, con la musica e i Gemelli Diversi, diretti verso casa.

E adesso, lo so che il post è lungo, ma i ringraziamenti è doveroso farli.
A Laura perché mi ha chiamata, mi ha informata di questo progetto, mi ha voluta nella squadra anche se mi conosceva appena. Si è fidata e non posso non ringraziarla di tutto, perché è un uragano, perché dice quello che pensa, perché ti coinvolge in tutto. Grazie.
A Ropolo perché appena mi vede mi abbraccia, mi stringe e ha il volto che sorride (a volte è paresi, ma pazienza). A Bacci perché è energia allo stato puro (anche se Laura dice è vecchia), a Lea che ascolta e con cui ho parlato tantissimo e grazie a Cristina che ha reso questo viaggio divertente dall’inizio alla fine, che ha reso i minuti tra i tornanti il giusto momento per spettegolare neanche fossimo Chi in edicola.
E Grazie Grazie Grazie ad Amanda. Senza di lei nulla di tutto questo ci sarebbe stato e non parlo solo del progetto. L’esperienza che mi porto dentro è impagabile, niente e nessuno potrà portarmela via, ma il grazie più grande che le devo è perché tutto è nato da lei ed è solo da questa sua idea che io ho potuto conoscere queste persone fantastiche. Io non posso dirvi com’è lei, non ci sono parole, posso però dirvi che v’innamorate della sua presenza, della sua forza d’animo e sarete invidiose di come cammina sui tacchi. Io ho male ai piedi solo a guardarli.

Lo so. Ho scritto tanto e non so se siete arrivati fino in fondo, ma se ci siete, io vi saluto così, con la premiazione dello Sbancarella, il premio assegnato da noi BancarellaBlogger su votazione a maggioranza.
Vince lo Sbancarella… Magari Domani Resto di Lorenzo Marone.

Scheggia

Finito? No! Di seguito vi lascio i link ai resoconti delle altre BancarellaBlogger, perché ognuna di noi ha vissuto l’esperienza diversamente…

E… anche il link dove potrete trovare tutte le foto, scattate da Lorenzo Barsotti durante la serata: Fotografie Premio Bancarella.

Scheggia

Sono Scheggia ma in realtà sono Deborah e ho una passione sfrenata per la lettura. Entro in libreria ogni volta che ne ho l'occasione, passo ore e ore a guardare i libri, cerco le novità ma anche quelle che non lo sono più. Sono una di quelle lettrici che invadono casa di libri, ne compro in continuazione anche se ho già altre letture prese in precedenza. Amo il mondo dei libri e dell'editoria ed è per questo che la mia più grande aspirazione è entrare in una casa editrice e lavorarci. Io continuo a sperare!

12 Replies to “Bancarellablogger a Pontremoli: Scheggia e Sherpa on the road

  1. Ne conosco altre oltre ad Amanda che sembrano stambecchi sui tacchi!
    Ancora grazie per condiviso con noi e grazie per l’impegno!

  2. Io ti adoro, ma sul serio eh! Anche se non volevi scendere dalla macchina… che volevi lasciarmi in stazione per tre giorni? Le nostre chiacchierate in macchina tra tornanti odiosi, incontri maialeschi – ora non pensate male – e gps deceduti sono stato uno spettacolo! Mancano…

    1. Ma no! Con il passo lungo che hai, figurati! Arrivavi con giusto qualche minuto di ritardo rispetto a noi in macchina, che con quei tornanti il passo d’uomo era d’obbligo XD. Comunque ho dimenticato di citare il ponte traballante di legno! Quanto manca tutto quanto ç_ç

  3. Oh indovina la mia espressione durante la lettura del post? Non andrà mai via la paresi perché anche solo pensare a quei giorni scalda il cuore

    1. I biscotti con un must dei viaggi in macchina. Fanno comodo e non si rovinano, anche se c’è sempre l’imbarazzo della scelta! E poi si possono sempre offrire!
      Ti adoro tanto anche io <3

Commenta se ti va, io sarò ben lieta di rispondere.