[Recensione] I ribelli di giugno di Christian Antonini

Buongiorno Lettori!

In questi giorni ho affrontato un po’ un blocco per quanto riguarda le letture. Ho iniziato due libri ma non ho avvertito il giusto feeling con loro, così ho cambiato del tutto genere e ho optato per un libro che desideravo leggere da quando è uscito, ovvero I ribelli di giugno di Christian Antonini, edito Giunti editore che ringrazio per la copia ricevuta a sorpresa. E visto che sono ribelle anche io, l’ho letto a fine maggio!

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Christiano Antonini
Giunti editore
Prezzo: 14.00 €
eBook: 8.99 €

Trama: Bordeaux, giugno 1940. Marian è un ragazzino ribelle che diventa amico del Console portoghese Aristides Sousa Mendes, un uomo integerrimo dilaniato da un dubbio: seguire le regole e condannare migliaia di ebrei al giogo nazista oppure violarle e salvare migliaia di sconosciuti rischiando la propria carriera? I due si conoscono durante una partita a scacchi e mentre Aristide scopre l’importanza della disubbidienza, il ragazzo arriva a rischiare in prima persona per fare la cosa giusta: salvare il prossimo. Grazie a Marian il Console firmerà visti per 30.000 persone. Età di lettura: da 10 anni.

Divisore Scheggia

Gli ultimi mesi di scuola sono stati un sogno, era come se non importasse più cosa stessimo facendo. Alla fine la signorina Palombe ci ha salutati con un abbraccio e un bacio. Ha messo in mano a ciascuno di noi un sacchetto di bastoncini alla menta e ci ha detto che non sapeva se ci saremmo rivisti, però lo sperava tanto.
Non mi mancano i suoi compiti e nemmeno la sua faccia serie quando mi chiamava alla lavagna.
E allora perché mi sento come se mi avessero portato via qualcosa di cui non conoscevo il valore?

1966. Marian Weiss, ormai uomo, decide di raccontare la sua storia, quella della sua salvezza, grazie alle gesta del console portoghese che nel 1940 ha messo a repentaglio tutto per migliaia di persone che non conosceva.

Tra i vicoli della città, sui tetti delle case o ai giardini a giocare a scacchi, Marian conosce la guerra che deve ancora arrivare perché si è già portata via i suoi genitori: suo padre non manda notizie di mesi e sua madre è dispersa dopo il disastro a Dunkerque.
Aiutando le persone della città, facendo favori e scambi al porto, Marian è un ragazzino ribelle che si concentra solo quando si ritrova davanti a una scacchiera; sarà proprio durante una partita a scacchi che Marian salverà la giovane Arielle con il suo fratellino, cambiando inevitabilmente tutta la sua vita.

A Bordeaux, nel giugno del 1940, ancora non si conosce la crudeltà della guerra che sta arrivando. Non ci sono le leggi razziali ed essere ebrei ancora non è un marchio sulla pelle o una stella sul petto. Le voci giungono, così come arrivano i rifugiati, quelle persone fuggite dalle loro case, colpevoli di essere nati per uno Stato che non li vuole e decide di annientarli.
Bordeaux, sede provvisoria del governo quando Parigi ancora prova a resistere ai tedeschi, si riempie di rifugiati che chiedono un visto al console portoghese, sperando di poter fuggire prima dell’invasione totale.

«Sei ebreo» dichiara voltando appena la testa.
«Si. E fino a ieri era solo una parola, oggi invece…» 

Con uno stile fluido e scorrevole, Antonini ci racconta le vicende di Marian, dei teppisti di Rue Costantin, ma soprattutto ci porta a conoscere la storia di un uomo coraggioso, una di quelle persone che ha rischiato tutto e ha perso tutto per salvare vite innocenti in tempo di guerra.

Aristides Sousa Mendes non lo conoscevo e grazie ad Antonini ho scoperto la storia di quest’uomo, morto in povertà dopo aver aiutato migliaia di persone a fuggire.
Questo è un libro che racconta la frenesia della fuga ancor prima che giunga l’occupazione in città – mi ha ricordato Suite Francesca di Némirovsky – e anche il cambiamento dello spirito umano in tempo di guerra. Ci si rende conto di quanto sia mutevole l’animo umano, egoista quando si ha la possibilità di primeggiare su chi è più debole.

Marian è un ragazzino scapestrato che nel giugno che cambia la sua vita, si ritrova ad aiutare il consolato, innamorandosi di una ragazza ebrea, in fuga dall’Olanda con la sua famiglia.
Si respira un’aria tesa. La paura dell’invasore alle porte, con la libertà della città che dipende dall’esito di Parigi, con la Circolare 14 emessa da Salazar che impedisce di rilasciare visti a chi fugge dalla guerra.

La Francia sta per soccombere all’invasione tedesca e le prime bombe iniziano a cadere dai cieli di Bordeaux; l’infanzia e la spensieratezza dell’adolescenza vengono messe da parte, nella speranza di salvarle dagli orrori che la croce uncinata porta con sè.

Avventura, spirito di solidarietà, amicizia, il primo batticuore e tanta passione per gli scacchi. Antonini riesce a creare una storia perfetta per i ragazzi, adatta anche agli adulti che potrebbero scoprire qualcosa di davvero interessante tra queste pagine. Questo è un libro che mi piacerebbe vedere nelle scuole, sia alle elementari che alle medie, non solo quando si parla di Seconda guerra mondiale. È un libro ambientato in un periodo storico difficile, ma riesce a dimostrare quanto il cuore di una persona possa essere forte anche in tempi duri.
Marian è un personaggio che si può solo amare, forte dei suoi tredici anni e dell’incoscienza che è tipica di quell’età; la stessa Arielle, nonostante fugga dalla guerra, è una ragazzina che si lascia amare dal lettore, con lo sguardo fiero e la voglia di aiutare la sua famiglia, stremata dal viaggio e dalla fame.

Il male non è più qualcosa di lontano e remoto, che accade per motivi misteriosi: il male ha il viso e gli occhi di un ragazzo come me, con lo sguardo di chi ha fatto una scelta ben precisa.

Il console, Dadò, lo zio, Theo… questo è un libro che porta a riflettere e a domandarsi: tu, da che parte staresti? La guerra porta con sé orrori e fame e la voglia di sopravvivere potrebbe essere superiore alla bontà di uno spirito umano. E nel libro c’è anche questo, una riflessione profonda sulle scelte da prendere nella vita.

Che altro dire? Io spero che questo titolo venga letto nelle scuole, ai ragazzi e anche agli adulti. Un difetto? Per quanto mi riguarda, essendo un libro per i più giovani, avrei preferito una cover morbida, forse più adatta anche per essere portato in giro o a lezione.

Scheggia

Scheggia

Sono Scheggia ma in realtà sono Deborah e ho una passione sfrenata per la lettura. Entro in libreria ogni volta che ne ho l'occasione, passo ore e ore a guardare i libri, cerco le novità ma anche quelle che non lo sono più. Sono una di quelle lettrici che invadono casa di libri, ne compro in continuazione anche se ho già altre letture prese in precedenza. Amo il mondo dei libri e dell'editoria ed è per questo che la mia più grande aspirazione è entrare in una casa editrice e lavorarci. Io continuo a sperare!

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