[Recensione] Il cielo in gabbia di Christine Leunens

Buongiorno Lettori!

Questa sarà l’ultima recensione per il mese di gennaio e devo dire che mi aspettavo qualcosa di meglio; purtroppo mi sono imbattuta in un libro che ho faticato a continuare e finire, tanto da trascinarlo per giorni, lasciarlo da parte, riprenderlo e alla fine terminarlo grazie a Storytel. Ho preso Il cielo in gabbia di Christine Leunens perché mi aveva incuriosita la trama e parlandone con La parola ai libri su Instagram, mi aveva detto che l’inizio era molto bello, poi però si lasciava andare, si perdeva senza trovare un punto finale. E io cosa ho fatto? Ho comprato il libro perché la trama era comunque molto bella.

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Recensione di Il Cielo in gabbia

Il cielo in gabbia
Christine Leunens
Sem
Prezzo: 18.00 €
eBook: 9.99 €

Trama: Nel 1938, anno dell’annessione austriaca al Reich, Johannes Betzler è un timido adolescente. Il ragazzo, dopo anni di propaganda a scuola, sedotto dal fascino del Führer, abbraccia l’ideale nazista. Diventa un membro della Gioventù hitleriana, ma a soli diciassette anni, sfigurato da un’esplosione, è costretto a ritirarsi.
Nella sua grande casa a Vienna fa una scoperta devastante. I suoi genitori, fervidi antinazisti, nascondono dietro a un finto muro Elsa, una giovane donna ebrea. Johannes, feroce antisemita, comincia a spiarla, eccitato dall’idea di poter controllare il destino di chi ha imparato a odiare. Elsa, costretta nella soffitta, dipinge e sogna a occhi aperti guardando un angolo di cielo dalla finestra. Ben presto l’astio iniziale di Johannes si trasforma in interesse, poi amore e infine ossessione.
Tra i due si instaura una sorta di “gioco amoroso”, fatto di brevi battute e lunghi silenzi, slanci d’affetto, dispetti e accese discussioni. Elsa è prigioniera del suo nascondiglio e delle attenzioni di lui, ma la sua mente è libera di viaggiare. Johannes, invece, per quanto libero, si scopre sempre più prigioniero dell’ossessione per lei.
Improvvisamente la guerra finisce, Vienna si trasforma, e Johannes si accorge che, caduto il nazismo, Elsa non ha più motivo di rimanere lì.
Così, per non perdere quella particolarissima relazione, che spazia tra passione e follia, dipendenza e indifferenza, decide di non farle scoprire la verità, manipolandola a suo favore.

Divisore Scheggia

Il cielo in gabbia credevo fosse un libro asfissiante dal punto di vista emotivo, una storia fatta di pazzia e privazioni, una follia continua nella mente del protagonista.
Purtroppo, mi sono ritrovata a leggere un romanzo lento; si fa fatica a mantenere la concentrazione, a cercare uno sbocco nella vita contorta di Johannes.

È lui il protagonista, Johannes, un austriaco che ci racconta la sua adolescenza, le sue scelte a favore del partito, ma soprattutto l’indottrinamento che riceve riguardo agli ebrei e a quelle persone definite inferiori dal nazismo. In questa sua vita fatta di totale apertura al partito, Johannes ci racconta del suo arruolamento in guerra nel periodo di crisi e dell’esplosione che andrà a deturpare il suo viso e gli farà perdere un braccio; ritornato a casa, in un completo stato di depressione, scopre che in casa sua vive Elsa, una giovane ragazza ebrea, nascosta dalla sua famiglia.

La scoperta di Elsa lo porterà a una continua riflessione, gli farà mettere in discussione le sue credenze, ma tutto questo si limita alla prima parte del romanzo.
E poi?
Poi la guerra finisce e ci si ritrova in quel momento esatto che la trama ci preannuncia agghiacciante: Johannes non dice ad Elsa che la guerra è finita, o meglio, riesce a creare un’intricata tela fatta di bugie, così da tenerla prigioniera, convinto di fare il bene per lei, considerando anche il destino della famiglia della ragazza.

Parliamone.
In realtà nel libro non succede nulla. Tutto il discorso relativo alla riflessione regge fino a un certo punto, per poi lasciare spazio a una prosa fatta di continui ragionamenti che vogliono giustificare il comportamento di questo austriaco che, per puro egoismo e pazzia, continua a far vivere Elsa da reclusa. Il punto è che sono solo pensieri e paranoie, una continua ricerca di contatto fisico e finti tentativi per raccontare la verità. È tutta un’immensa bugia ai danni di Elsa.
Ma vogliamo parlare di Elsa?
È una donna che non ha personalità, che si è totalmente annullata nel suo nascondiglio e negli anni successivi non riesce mai ad emergere. Mai un vero dubbio o un atto di ribellione, ma soprattutto il lasciare solo Johannes come unico narratore, trascina il lettore nella paranoia del protagonista, senza mai fargli comprendere la visione di Elsa. Il passato della ragazza è raccontato in maniera superficiale, ma soprattutto i momenti di sconforto non vengono mai approfonditi. Il suo rapporto con Johannes è malato, privo di reali emozioni; non ho avuto il minimo trasporto verso questa ragazza e il suo dramma, quando invece mi aspettavo di provare tantissime sensazioni nel leggere della sua prigionia.

È un libro che si trascina così tanto che alla fine ho avuto una specie di rifiuto. La fortuna ha voluto che fosse disponibile su Storytel, così ho provato ad ascoltarlo e sono riuscita a finirlo, anche se ho dovuto aumentare la velocità (il narratore è bravo, il problema è la storia) e arrivata ai ringraziamenti mi sono resa conto di non aver capito il finale.

Un altro aspetto che mi ha disorientata e mi ha lasciata perplessa è il rapporto coi genitori e la loro storia. È un continuo accennare, senza però spiegare tanti particolari che a me sarebbe piaciuto conoscere.

Questo libro per me è stata una profonda delusione, che salvo solo nella parte iniziale e che con il proseguire mi è sembrata un’occasione mancata.
Forse è stata la storia sbagliata per me, questo non lo so, ma ammetto di averlo finito solo perché ormai avevo raggiunto la metà e avevo l’esigenza di capire se ci fosse un finale degno.

Sicuramente il pregio di questo libro è nella riflessione che ci spinge a fare, sui rapporti malati, sulla concezione distorta dell’amore, sulla riconoscenza che il salvatore si aspetta, trasformandosi in carceriere.

due, votazione, stelline, recensione

Ho faticato a leggerlo e ho faticato a scrivere la recensione, questo per farvi capire il mio stato d’animo! Sicuramente ho capito che questi libri vagamente ombrosi e con continui deliri senza un vero obiettivo, non fanno per me.

Scheggia

Scheggia

Sono Scheggia ma in realtà sono Deborah e ho una passione sfrenata per la lettura. Entro in libreria ogni volta che ne ho l'occasione, passo ore e ore a guardare i libri, cerco le novità ma anche quelle che non lo sono più. Sono una di quelle lettrici che invadono casa di libri, ne compro in continuazione anche se ho già altre letture prese in precedenza. Amo il mondo dei libri e dell'editoria ed è per questo che la mia più grande aspirazione è entrare in una casa editrice e lavorarci. Io continuo a sperare!

3 Replies to “[Recensione] Il cielo in gabbia di Christine Leunens

  1. Sono d’accordo con Scheggia Debora…il racconto non mi è piaciuto. Sembra viaggiare a velocità diverse e non spiega o risolve molti aspetti importanti. Uno tra tutti, inverosimile che lei si accontenti di leggere solo ritagli di giornali. Forse anch’io non l’ho capito. Lui alla fine impazzisce? Vive una realtà parallela?

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