[Recensione] Il diritto di contare di Margot Lee Shetterly

Cari Lettori finalmente ci siamo!

Ci ho messo un po’, lo so, ma per scrivere una recensione come quella per Il diritto di contare ci vuole tempo, questo perché non si parla di un romanzo o di un libro come tutti gli altri. Si parla di un libro che ha dentro di sé tante di quelle cose da poterne prendere solo un po’ per volta, un po’ come bere a piccoli sorsi una bevanda molto calda.
Oggi finalmente vi parlerò di questo libro che mi ha fatto pensare davvero tanto (niente battute, per favore!) e che mi ha portato a pensare davvero tanto alla condizione della donna e delle persone di colore negli anni della segregazione razziale e di quello che sta succedendo ai giorni nostri.

Il diritto di contare
Margot Lee Shetterly
HarperCollins Italia
Prezzo: 18.00 €
eBook: 9.99 €

Trama: Se John Glenn ha orbitato intorno alla terra e Neil Armstrong è stato il primo uomo a camminare sulla luna, parte del merito va anche alle scienziate della NASA che negli anni Quaranta elaborarono i calcoli matematici che avrebbero permesso a razzi e astronauti di partire alla conquista dello spazio. Tra loro c’era anche un gruppo di donne afroamericane di eccezionale talento, originariamente relegate a insegnare matematica nelle scuole pubbliche “per neri” del profondo Sud degli Stati Uniti. Dorothy Vaughan, Mary Jackson, Katherine Johnson e Christine Darden furono chiamate in servizio durante la Seconda guerra mondiale a causa della carenza di personale maschile, quando l’industria aeronautica americana aveva un disperato bisogno di esperti con le giuste competenze. Tutto a un tratto a queste brillanti matematiche e fisiche si presentava l’occasione di ottenere un lavoro all’altezza della loro preparazione, una chiamata a cui risposero lasciando le proprie vite per trasferirsi a Hampton, in Virginia, ed entrare nell’affascinante mondo del Langley Memorial Aeronautical Laboratory. E il loro contributo, benché le leggi sulla segregazione razziale imponessero loro di non mescolarsi alle colleghe bianche, si rivelò determinante per raggiungere l’obiettivo a cui l’America aspirava: battere l’Unione Sovietica nella corsa allo spazio e riportare una vittoria decisiva nella guerra fredda. Sullo sfondo della lotta per i diritti civili e della corsa allo spazio, “Il diritto di contare” segue la carriera di queste quattro donne per quasi trent’anni, durante i quali hanno affrontato sfide, forgiato alleanze e cambiato, insieme alle proprie esistenze, anche il futuro del loro Paese.

Prima che il computer diventasse un oggetto inanimato, però, e prima che il Centro di controllo missione atterrasse a Houston; prima che lo Sputnik cambiasse il corso della storia, e prima che la NACA diventasse NASA; prima che la sentenza della Corte Suprema nel caso Brown v. Board f Education of Topeka stabilisse che di fatto separato non significava uguale, e prima che la poesia del sogno di Martin Luther King si riversasse giù dalla scalinata del Lincoln Memorial, le calcolatrici dell’Area ovest del Langley aiutarono gli Stati Uniti a dominare l’aeronautica, la ricerca spaziale e la tecnologia informatica, ritagliandosi uno spazio come matematiche donne che erano anche di colore, matematiche di colore che erano anche donne. [Il diritto di contare]

Il diritto di contare non è un romanzo, questo è bene saperlo. Questo libro è la storia di tante donne e in particolare di tre, che in periodi diversi del ‘900, seppur vicine e quasi nello stesso post, hanno saputo dare un contributo notevole all’America, nonostante subissero la segregazione razziale in Virginia, uno stato che non voleva accettare che le persone di colore fossero uguale ai bianchi.
In uno stato dove sugli autobus c’era una linea a dividere la zona per i bianchi dalla zona per i neri, dove i bagni per persone di colore erano separati dai bagni per tutti, dove anche a mensa c’era il tavolo solo per i neri, delle donne hanno saputo prendere in mano la situazione e farsi valere in qualità di calcolatrici fino a guadagnarsi la qualifica di ingegnere, in un ambiente interamente popolato dagli uomini.

Figurarsi se una mente femminile poteva elaborare qualcosa di tanto rigoroso e preciso come numeri ed equazioni! Solo l’idea di investire cinquecento dollari in una macchina calcolatrice per poi farla usare a una ragazza… ma per piacere! E invece le ragazze si erano dimostrate molto, molto brave con i numeri. Più brave, di fatto, di molti ingegneri, come dovettero ammettere gli stessi uomini, pur se a denti stretti. [Il diritto di contare]

Mentre la segregazione continua a dilagare in Virginia, Dorothy, Mary e Katherine iniziano a farsi valere nel Langley, in quel complesso centro in cui si decidono le sorti della seconda guerra mondiale, della supremazia dell’America sul mondo; in quel posto dove la guerra più forte si combatte a colpi di tecnologia, contro la Russia, pronta a conquistare lo spazio.
Questo libro ci racconta le storie di queste donne, passando non solo dalle loro famiglie ma anche dall’ambiente che le circonda, dai rapporti d’amicizia e anche dai rapporti lavorativi che si instaurano tra colleghi. E ci si rende conto che, dalla guerra fino alla fine degli anni ’60, non c’è stato un attimo di pace e che davvero so è rimasti col fiato sospeso nel momento in cui lo Sputnik ha solcato il cielo americano.

Questo non è un libro da leggere in pochi giorni. Non la definirei una lettura leggera poiché è densa di termini che non sono utilizzati normalmente e nozioni che sono sconosciute a molte, me per prima. È denso di nomi, luoghi, momenti e persone ma è così colmo di storia di vale la pena leggerlo per scoprire cos’è e com’è nata quella realtà che è la NASA e chi ci ha lavorato al suo interno. Scoprire che ci sono state donne così importanti in quel luogo è un modo per renderci conto che è sciocco sottovalutare una persona solo perché donna, o di colore o donna di colore.
In questo libro, denso di storia, non c’è solo la corsa alla supremazia, ma c’è la battaglia di tante donne che per far valere sé stesse, si sono impegnate ogni giorno della loro vita!

Eppure, pur essendo state loro al Langley a infrangere la barriera della razza, facendo da apripista per gli uomini assunti in seguito, le donne dovettero sempre combattere per qualcosa che gli uomini, anche di colore, potevano dare per scontata: la qualifica di ingegnere.
[…]
Insieme avevano dimostrato che, se gliene venivano dati l’occasione e i mezzi, la mente femminile era analitica quanto quella maschile. [Il diritto di contare]

Un libro che vi consiglio di leggere, soprattutto se vi piacciono quelle pieghe della storia che non sempre si conoscono.
Io al momento non ho visto il film, ma me ne hanno parlato così bene che, dopo questo libro, non vedo l’ora di vedere la trasposizione cinematografica, per avere una visione ancora più nitida di quello che avveniva al Langley.

E voi avete letto questo libro? O avete visto il film?

Scheggia

Scheggia

Sono Scheggia ma in realtà sono Deborah e ho una passione sfrenata per la lettura.
Entro in libreria ogni volta che ne ho l’occasione, passo ore e ore a guardare i libri, cerco le novità ma anche quelle che non lo sono più. Sono una di quelle lettrici che invadono casa di libri, ne compro in continuazione anche se ho già altre letture prese in precedenza.
Amo il mondo dei libri e dell’editoria ed è per questo che la mia più grande aspirazione è entrare in una casa editrice e lavorarci.
Io continuo a sperare!

6 Replies to “[Recensione] Il diritto di contare di Margot Lee Shetterly

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