[Recensione] Il meglio di noi di Francesco Gungui

Buongiorno Lettori!

La settimana sta per finire e onestamente non vedo l’ora. La primavera mi butta un po’ giù e inizio a vivere di integratori, litri d’acqua e, in realtà, non passa mai la voglia di dormire, quindi gli animali si risvegliano dal letargo e io invece ci vado.
Dopo queste cose inutili che vi ho detto, passiamo a quelle più interessanti, ovvero la recensione di oggi! È tornato in libreria Francesco Gungui, con un libro diverso dal precedente e che mi è piaciuto, anche se in alcuni punti ha un po’ scricchiolato.

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Francesco Gungui
Giunti Editore
Prezzo: 14.90 €
eBook: 8.99 €

Trama: È davvero possibile imparare a vivere meglio quando la vita sembra avere la meglio su di te? Sara ancora non lo sa. Dopo anni di crisi, lei e Michele hanno deciso di separarsi e devono solo trovare il coraggio di dirlo al figlio, Nicolò, sei anni, un bambino tanto sensibile e creativo, affetto da una forte dermatite che lo spinge a grattarsi a sangue durante la notte. Quando finalmente tutto è deciso, Michele ha un incidente che d’improvviso porta alla luce una triste verità: «Quindi non ci bastano i soldi? Dobbiamo rimandare tutto?» è la domanda allibita di Sara. Vivere da separati in casa diventa l’unica scelta possibile. Ma Sara capisce che deve fare qualcosa, deve trovare una strategia per sopravvivere. La psicologa, le ricerche in rete fino a notte fonda non sembrano portare a niente. Forse è tempo di provare qualcosa di diverso. Ma per orientarsi in questo mondo di manuali self-help, di blog su “come essere felici”, teorie motivazionali di esuberanti coach e sedicenti guru, serve una guida. A volte l’aiuto che di cui hai bisogno è proprio dietro l’angolo, il maestro arriva quando il discepolo è pronto. Poche parole prima di iniziare un’avventura che cambierà il futuro di Sara: «Tu sei l’eroina, tuo è il viaggio. È ora di prendere in mano la tua vita».

Divisore Scheggia

«Mi devo mettere nell’ottica che adesso continuiamo a stare a casa tutti e tre, spero per poco, io non voglio impazzire, perché com’è stato in questi giorni non si può fare. E all’inizio era tutto conciato male, e va bene, ma adesso ha solo il braccio rotto e non fa un cazzo, come sempre. E fa niente se io non lo amo più e tutto il resto, non importa. Al momento io ho tre mesi davanti e non voglio lavare le sue cazzo di mutande.»

Come si affronta una separazione? Quando si decide? E quando si comunica il cambiamento ai figli?
Sara e Michele sono una coppia, sposati da sette anni, in crisi da circa due, e con un figlio, Nicolò, che ha una forte dermatite, così forte che spesso lo porta a grattarsi e farsi uscire il sangue.
Sara e Michele si stanno per separare, stanno ultimando i loro progetti, la ricerca di una nuova casa per lui, stanno cercando il tempo giusto per comunicare a Nicolò cosa sta succedendo, quando Michele ha un incidente e tutto il mondo crolla: deve rimanere a casa, il suo lavoro va male e i soldi non ci sono.
E per Sara inizia un incubo!

Le premesse di questo libro sono ottime. Parto col dirvi che la scrittura è proprio il punto di forza di questo libro: Francesco Gungui sa scrivere bene, con uno stile fluido, una narrazione che non resta mai in stallo, con un’alternanza tra dialoghi e descrizioni che, almeno a mio parere, rende la storia molto fluida, in una Milano un po’ inedita, con parchi dove passeggiare e lontani dalla classica città della moda che ci potremmo aspettare.
Il libro è scritto così bene che scorre, che fa sorridere, che ti tiene incollata per due giorni, girando pagina dopo pagina, curiosa di arrivare al finale.

Si, perché ancor prima di parlarvi dei personaggi, mi sono resa conto che questo libro non ha una conclusione non scontata. Ammetto di essere arrivata ad un punto e aver pensato al finale già letto, trito e ritrito, quello che in qualche modo ci si aspetta e invece, in questo romanzo non troppo corposo, ci si ritrova con un inizio scoppiettante e con un bel finale.

E allora dove scricchiola?

Al centro. O meglio, mi sono resa conto che, in tutta la storia, un solo personaggio mi è piaciuto così poco da rendermelo fastidioso: Achille.
Andiamo in ordine.
Sara è la protagonista e voce narrante dell’intera vicenda; una madre amorevole, una moglie stanca, vicino alla separazione e con un (ex)marito che non fa nulla per aiutarla. Il suo personaggio è ormai arrivato al capolinea, soprattutto nel rapporto di coppia, perché Sara è stanca ed esasperata, una continua iperbole che rappresenta la donna tuttofare, quasi costretta dal marito nullafacente. Eppure la situazione si ribalta quando si ritrova a parlare di coach, corsi e libri di self – help con Achille, il suo datore di lavoro.
Ecco, a me lui non è piaciuto.
Non è piaciuto perché la sua interazione l’ho vista forzata, mi è sembrato un libro aperto che snocciolava nozioni, un manuale da consultare, un audiolibro vivente. Un po’ troppe nozioni che poi mi hanno confusa, anche perché io di self-help non ne so proprio nulla, e hanno messo da parte l’ironia di Sara. Dovrebbe essere il suo mentore e non si discosta mai da quel ruolo.

C’è da dire che lei resta un personaggio un po’ sopra le righe: da quando inizia il suo percorso, a quando lo finisce, mille domande affollano la testa di chi legge, perché alla fine un po’ tutti andiamo a cercare le cose su google, dalle malattie (non lo fate, che poi è peggio!) ad altre mille curiosità, sempre approdando su Wikipedia. Insomma, a volte siamo Sara, anche se lei in alcuni punti sembra agire in modo un po’ macchinoso.

Michele è lo stereotipo nel maschio nullafacente, il marito che non si accorge del malessere della moglie, eppure Gungui anche qui si rivela bravo. Per quanto possa essere un personaggio secondario, Michele cambia, cresce e soprattutto, anche attraverso gli occhi di Sara, ci fa vedere come si possano indossare i panni di un papà, un po’ alla volta, giorno dopo giorno.

La verità è che comincio veramente a chiedermi che padre sarà Michele per Nicolò, quando vivremo in due case diverse. E non è una tragedia. Non lo è affatto e lo so benissimo. È una storia già vista. Ma è la mia storia. E questo cambia tutto. 

Nicolò è un bambino. Io potrei finirla qui e ringraziare, perché Nicolò ha sei anni e si comporta come un bambino di sei anni, con le paure e le insicurezze di quell’età, con le domande a volte assurde e con la voglia di giocare, anche solo con la mamma e con il papà. Insomma, Nicolò non è uno di quei bambini dei libri che, a soli sei anni, sono così intelligenti da prendere una laurea al MIT o a Oxford. No, Nicolò è un bambino di sei anni e come tale si comporta.

Insomma, nel complesso il libro mi è piaciuto, ma avrei preferito meno self – help nella parte centrale, dove si concentra in particola modo. È sicuramente un libro interessante, che non risolve il problema, ma che spinge a riflettere su alcuni comportamenti adottati tutti i giorni, oltre al fatto che non si può non essere d’accordo con Sara, almeno in alcune situazioni (insomma, quando la lavatrice finisce, almeno lo sportello va aperto!).

Aprile si sta rivelando un buon mese per i libri. Spero di continuare così! E voi leggerete questo libro?

Scheggia

Scheggia

Sono Scheggia ma in realtà sono Deborah e ho una passione sfrenata per la lettura. Entro in libreria ogni volta che ne ho l'occasione, passo ore e ore a guardare i libri, cerco le novità ma anche quelle che non lo sono più. Sono una di quelle lettrici che invadono casa di libri, ne compro in continuazione anche se ho già altre letture prese in precedenza. Amo il mondo dei libri e dell'editoria ed è per questo che la mia più grande aspirazione è entrare in una casa editrice e lavorarci. Io continuo a sperare!

2 Replies to “[Recensione] Il meglio di noi di Francesco Gungui

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