[Recensione] Il Priorato dell’albero delle arance di Samantha Shannon

Buongiorno Lettori!

Finalmente torno con una recensione sul blog. Questo è un periodo un po’ no per la lettura, più che altro perché fatico a ritagliarmi un po’ di spazio per me all’interno della giornata e ogni giorno è sempre così. Spero passi questo periodo e spero anche che con le vacanze arrivi un po’ di respiro!
Fortunatamente sto leggendo bei libri, anche se me li sto gustando poco proprio perché sto leggendo di meno: a me non piace trascinarmi le letture per giorni e giorni e quando succede purtroppo perdo un po’ il gusto e il piacere della lettura.
Oggi vi parlo di un libro che da un po’ di tempo si è reso protagonista del web e dei social, ovvero Il Priorato dell’albero delle arance di Samantha Shannon e io ringrazio Mondadori Oscar Vault per la copia digitale.

Il priorato dell'albero delle arance, Samantha Shannon, Oscar vault, mondadori, oscar fantastica, fantasy, regine, magia, draghi, nevernight, epic fantasy, Il signore degli anelliIl Priorato dell’albero delle arance
Samantha Shannon
Mondadori
Prezzo: 26.00
eBook: 10.99 €

Trama: La casata di Berethnet ha regnato sul Reginato di Inys per mille anni. Ora però sembra destinata a estinguersi: la regina Sabran Nona non si è ancora sposata, ma per proteggere il reame dovrà dare alla luce una figlia, un’erede. I tempi sono difficili, gli assassini si nascondono nell’ombra e i tagliagole inviati a ucciderla da misteriosi nemici si fanno sempre più vicini. A vegliare segretamente su Sabran c’è però Ead Duryan: non appartiene all’ambiente della corte e, anche se è stata istruita per diventare una perfetta dama di compagnia, è in realtà l’adepta di una società segreta e, grazie ai suoi incantesimi, protegge la sovrana. Ma la magia è ufficialmente proibita a Inys. Al di là dell’Abisso, in Oriente, Tané studia per diventare cavaliere di draghi sin da quando era bambina. Ma ora si trova a dover compiere una scelta che potrebbe cambiare per sempre la sua vita. In tutto ciò, mentre Oriente e Occidente, da tempo divisi, si ostinano a rifiutare un negoziato, le forze del caos si risvegliano dal loro lungo sonno.

Divisore Scheggia

Come parlarvi di questo volume? Facile non è, ma ci proverò.
Il priorato dell’albero delle arance di Samantha Shannon è un volume di quasi ottocento pagine che, sfruttando una quantità notevole di personaggi, ci conduce in diversi continenti alla scoperta di civiltà con religioni diverse, accomunate solo da un grande nemico comune: Il Senza Nome.
I regni ci vengono raccontati attraverso i personaggi principali, che occupano ruoli d’onore in questa immensa narrazione: Ead, Loth, Niclays e Tanè.

Ognuno di loro crede in qualcuno di diverso o non crede affatto e da subito la Shannon ci fa capire che sarà la religione a giocare il ruolo fondamentale di tutta la storia, portandoci in un mondo che poco si discosta dalla storia che ha caratterizzato l’umanità nei secoli precedenti (e forse anche adesso).
La venerazione dei santi, la credenza che deriva dalle azioni del passato, il rendere divino un umano in base alla sua discendenza… abbiamo un mix di elementi che pagina dopo pagina ci svelano sempre qualcosa in più, unendo e aggiustando i tasselli di un grande puzzle, con la minaccia del male assoluto che rischia di tornare.

Ancor più importante delle religioni, è la grande battaglia che si profila allo scadere del tempo a dettare il ritmo alla narrazione; la classica battaglia tra il bene e il male che rischia di riemergere dagli abissi e gli esseri umani che sono in grado di farsi la guerra, ma faticano a collaborare.

Diviso in sei parti, la narrazione inizia con la presentazione di tutti i personaggi che daranno voce alla storia: Tanè, che studia per diventare cavaliere dei draghi, Ead, che vigila sulla regina Sabran, Loth, obbligato ad affrontare un viaggio e Niclays, in esilio e con l’anima in frantumi.
Sarebbe offensivo limitare questo libro a quattro personaggi, perché ce ne sono davvero tanti e tutti con un ruolo importante, da Sabran a Margret, da Chassar alla Donmata Marosa (che forse avrei preferito più presente).

Un fantasy degno del nome, con un pizzico di magia e tanti draghi. Mi è piaciuta tanto l’opposizione tra i draghi cattivi dell’ovest, portatori di un morbo letale per gli umani, e i draghi dell’est, divinità che collaborano con gli esseri umani.
Si intrecciano i destini di persone e draghi e mentre si cerca di risolvere l’enigma che si cela dietro la rinascita del Senza nome, si assiste anche al gioco di ogni corte, quello del potere che si vuole stringere tra le mani. Il sogno di sedersi su un trono e assicurarlo ai propri eredi, ma anche il desiderio di rivalsa.

È un fantasy che da grandi poteri alle donne, che le rende combattenti, regine, maghe, fiere del loro essere, che non si nascondono e che resistono per non essere catalogate solo come utero fertile. C’è carattere in ogni donna che si rende protagonista, anche se per poche pagine. La paura è compagna di molte di loro, ma soprattutto sono coraggiose, in grado di affrontare il proprio destino e l’eventuale morte.

Sicuramente avrei preferito affrontare questa lettura con la mente più sgombera da pensieri esterni, dedicandogli magari più tempo e invece mi sono un po’ rovinata il piacere di questo libro, peraltro atteso da mesi, trascinandomelo per giorni.
La prima parte in effetti non aiuta, un po’ troppo lenta rispetto al ritmo che prende dopo, tuttavia è necessaria per comprendere totalmente non solo Ead, ma anche Sabran, che riveste un ruolo chiave per gran parte del libro (all’inizio non la sopportavo, dopo invece l’ho tollerata di più).

Il ritmo narrativo aiuta comunque a mantenersi concentrati sulla lettura, infatti si leggono decine di pagine senza accorgersi del tempo che passa, soprattutto le ultime 300 che sembrano far venire il fiatone, tanta è la voglia di capire: chi morirà?
Perché ve lo dico, preparatevi. La Shannon non si risparmia e soprattutto all’inizio diversi personaggi perderanno… la testa. Non c’è carità verso molti di loro e forse un po’ questa sua caratteristica viene meno nell’ultima parte, perché forse anche la Shannon si è affezionata e ha trovato difficoltoso lasciare andare qualcuno.

Sul finale sono rimasta un po’ delusa da un paio di situazioni: prima di tutto il ruolo di Sabran. In quanto regina, mi sarei aspettata un’esposizione maggiore, invece tutta l’ultima parte si limita solo al ruolo di Ead e Tanè.
Un altro elemento è sul finale che resta aperto. Probabilmente lo si può interpretare in più modi, può lasciare spazio alla mente del lettore, eppure la Shannon si lascia uno spiraglio, nel caso voglia scrivere ancora di questi personaggi. Non so, forse avrei preferito un punto finale più decisivo.

È sicuramente un libro che non delude le aspettative e che merita di esser letto. La mole e la bellezza di questa edizione giustificano il prezzo, anche se (e questa è una critica direttamente all’autrice, essendo così anche l’edizione originale) forse avrei preferito la storia divisa in due volumi, anche per comodità.

Un libro che si fa notare in libreria e che già dalla copertina racconta un po’ della sua storia. Le tante sfaccettature di una religione, credenze ed eresie, draghi e uomini, ma soprattutto bene e male… alla fine direi che è un bel po’ di materiale per convincervi a leggere questo libro!

Scheggia

Scheggia

Sono Scheggia ma in realtà sono Deborah e ho una passione sfrenata per la lettura. Entro in libreria ogni volta che ne ho l'occasione, passo ore e ore a guardare i libri, cerco le novità ma anche quelle che non lo sono più. Sono una di quelle lettrici che invadono casa di libri, ne compro in continuazione anche se ho già altre letture prese in precedenza. Amo il mondo dei libri e dell'editoria ed è per questo che la mia più grande aspirazione è entrare in una casa editrice e lavorarci. Io continuo a sperare!

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