[Recensione] Lettera non spedita di Jennifer Cody Epstein

Buongiorno Lettori!

Finalmente è venerdì e io sto saltando di gioia per due motivi: prima di tutto perché sta per finire la settimana e poi perché finalmente vi parlo di un libro, che sembrava non finire più e che invece ha visto la luce in fondo al tunnel.
Il libro è Lettera non spedita di Jennifer Cody Epstein, un romanzo che ho comprato non appena è uscito, catturata da una trama che, magari non sarà originale, ma di solito racchiude storie che per me sono come un porto sicuro, adorando questo tipo di narrazioni, con donne in tempo di guerra.
Mi dispiace anche perché era piaciuto tantissimo a La Libridinosa e di solito, sempre con questo tipo di romanzo, abbiamo pareri simili.
Stavolta però è stato un fallimento su tutta la linea!

Lettera non spedita, Jennifer Cody Epstein, Germania, New York, Olocausto, tradimento, amore, amicizia, romanzo, storia, novecento, dopoguerraLettera non spedita
Jennifer Cody Epstein
Rizzoli
Prezzo: 20.00 €
eBook: 9.99 €

Trama: New York, 1989. Ava Fischer oggi ha davanti a sé, tra le lenzuola del letto sfatto, le ceneri della madre Ilse. Le ha ricevute via posta aerea in una scatola, inviatele da un avvocato insieme a un plico di lettere mai spedite e indirizzate a un’amica d’infanzia. Il mistero che avvolge la figura della madre, una donna algida e silenziosa che non le ha mai svelato chi fosse suo padre, né perché da piccolina aveva dovuto abbandonarla in un orfanotrofio della Germania, comincia da qui a sciogliersi.
Disorientata dal lutto improvviso – mentre, in parallelo, lunghi flashback inquadrano la giovinezza di Ilse negli anni dell’avvento del Terzo Reich e la sua fondamentale, frangibile amicizia con Renate Bauer – Ava si trova di colpo scagliata nel passato, invischiata nei dolori e nelle incomprensioni che hanno segnato la sua vita, alla ricerca di una madre sconosciuta.
Prendendo le mosse dal memoir di una donna che da giovane aveva aderito al nazismo, Cody Epstein scrive un affresco poderoso, emozionante, per raccontare con forza e senza cedimenti il crimine – che non ha tempo – dell’adesione al male. E il tentativo tardivo e tragico di spiegare scelte imperdonabili.

Divisore Scheggia

Partiamo da un presupposto: secondo me, il grande problema di questo libro è il partire da molto lontano e soffermarcisi troppo. Ho avuto l’impressione che non si arrivasse mai a un punto, che fosse un inizio continuo, che non prendesse mai il via.
Comincia tutto con Renate e Ilse, due adolescenti durante l’ascesa del partito nazista, quando gli ebrei ancora non sono ancora vittime delle leggi razziali, ma iniziano lo stesso a subire boicottaggi e angherie.
Un’amicizia, quella di Ilse e Renate, che il partito mette a dura prova, con i cambiamenti repentini che apporta alle due vite.
Tutto d’un tratto le origini di ogni essere umano vengono messe in discussione, si controllano gli alberi genealogici, i registri dell’anagrafe, tutto per dimostrare la purezza di una persona.
Sicuramente, mi hanno colpito alcuni dialoghi, soprattutto delle persone giovani che, con noncuranza, parlavano degli ebrei come fossero un virus.

La narrazione fa dei salti temporali: le tre donne protagoniste – Ava, Ilse e Renate – vengono seguite dagli ’30 fino al 1989, l’anno che da inizio e fine alla storia.

Ma cosa non mi ha convinta questo libro?
Prima di tutto c’è da fare una premessa: ho letto un libro simile a settembre – L’ultimo regalo di Paulina Hoffmann – che mi era piaciuto tantissimo e per certi versi è simile a questo (ovviamente non uguale, perché cambiano molte cose).
In questo libro non mi ha convinta la prevedibilità: si capisce già tanto quando vengono descritti alcuni personaggi (non vi dico chi, altrimenti capite anche voi), inoltre avrei preferito un focus diverso in alcuni punti della storia.
Alcuni salti temporali hanno tolto qualcosa alla continuità degli eventi e lo stile narrativo non mi ha del tutto convinta, trovando la storia pesante in alcuni punti e anche un po’ piatta.
Spesso mi sono ritrovata a pensare che fosse un libro infinito, perché giravo le pagine e non vedevo mai la fine.

Quello che più mi è mancato è stata la voglia di andare avanti, indispensabile in ogni libro ed essenziale in questi. Non avevo voglia di scoprire cosa fosse successo a Ilse e Renate e come si fosse conclusa la guerra per entrambe.
Ecco. In realtà avrei voluto scoprire qualcosa di più su Ilse nel dopo guerra, invece tutta la storia vuole portare a quel momento, quel tradimento di cui si parla, senza però dire molto altro per non rovinare la suspence.

I personaggi principali sono tre, che danno anche i nomi ai capitoli: Ilse, Renate e Ava.
C’è un focus maggiore sulle prime due, puntando i riflettori sulla loro vita scolastica e sulle ambizioni; interessante il progressivo lavaggio del cervello che il partito faceva ai giovani per renderli devoti alla causa nazista.
Nel rapporto tra le due, molto si basa su cosa sia verità e cosa una bugia.
Per quanto riguarda Ava, alcuni capitoli li ho trovati un po’ noiosi, mentre un paio davvero interessanti, ma nel complesso è un personaggio che non mi ha dato nulla e che sembra sia servito solo come elemento di congiunzione.

Nel complesso questo libro mi ha tremendamente delusa. Forse non era il momento adatto, forse avrei dovuto leggerlo in futuro, non lo so, ma so che ne ho letti di migliori e questo rientra in quelli deludenti, che non mi hanno emozionata e soprattutto non mi hanno piacevolmente catturata tra le sue pagine.

due, votazione, stelline, recensione

Voi come vi approcciate a questi romanzi? Vi piacciono? Io di solito li adoro, sono un po’ il mio porto sicuro, ma questa volta non è andata molto bene!

Scheggia

Scheggia

Sono Scheggia ma in realtà sono Deborah e ho una passione sfrenata per la lettura. Entro in libreria ogni volta che ne ho l'occasione, passo ore e ore a guardare i libri, cerco le novità ma anche quelle che non lo sono più. Sono una di quelle lettrici che invadono casa di libri, ne compro in continuazione anche se ho già altre letture prese in precedenza. Amo il mondo dei libri e dell'editoria ed è per questo che la mia più grande aspirazione è entrare in una casa editrice e lavorarci. Io continuo a sperare!

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