[Recensione] Mara. Una donna del novecento di Ritanna Armeni

Buon pomeriggio!

In questi giorni il blog ha rallentato un po’ le pubblicazioni, questo perché mi sento un po’ giù di morale. È vero, ci sono tante cose brutte nel mondo e stare a casa dovrebbe essere l’ultimo dei problemi, tuttavia un po’ di tristezza c’è e anche stress, soprattutto quando a orari improbabili la gente inizia a falciare prati.

Parliamo però di qualcosa di bello. Finalmente ho finito di leggere Mara. Una donna del novecento di Ritanna Armeni e sono felice si sia rivelata davvero una bella lettura!

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Ritanna Armeni
Ponte alle grazie
Prezzo: 16.80 €
eBook: 9.99 €

Trama: Mara è nata nel 1920 e ha 13 anni quando comincia questa storia. Vive vicino a largo di Torre Argentina. Il papà è bottegaio, la mamma casalinga. Ha un’amica del cuore, Nadia, fascista convinta, che la porta a sentire il Duce a piazza Venezia. Le piace leggere e da grande vorrebbe fare la scrittrice o la giornalista. Tanti sogni e tante speranze la attraversano: studiare letteratura latina, diventare bella e indipendente come l’elegante zia Luisa, coi suoi cappellini e il passo deciso e veloce. Il futuro le sembra a portata di mano, sicuro sotto il ritratto del Duce che campeggia nel suo salotto tra le due poltrone. Questo è quello che pensa Mara, e come lei molti altri italiani che accorrono sotto il Suo balcone in piazza Venezia. Fino a che il dubbio comincia a lavorare, a disegnare piccole crepe, ad aprire ferite. Tra il pubblico e il privato la Storia compone tragedie che riscrivono i destini individuali e collettivi, senza eccezioni. Quello che resta è obbedire ai propri desideri: nelle tempeste tengono a galla, e nei cieli azzurri sanno disegnare le strade del domani.

Divisore Scheggia

In questi giorni di quarantena, leggere non è facile. Ho pensato di dedicarmi a tantissime letture, eppure alla fine mi sono trascinata un libro per più di una settimana.
Fortunatamente, Mara. Una donna del novecento è un libro bello, che si può leggere tranquillamente un po’ alla volta senza perdere il filo della storia.

È un libro diviso in tre parti: inizia nel 1933 e finisce nel 1946 a ridosso delle prime elezioni che permettono anche alle donne di votare, scegliendo tra monarchia e repubblica.
La storia di Mara è abbastanza semplice, eppure dal suo racconto in prima persona, si può davvero comprendere tanto della donna negli anni del fascismo.

Mara non è una donna della resistenza, non è una comunista o un’ebrea, ma è una ragazza e poi donna fascista, cresciuta in una classica famiglia degli anni venti, con il padre lavoratore, la madre impegnata nel lavoro domestico, di assistenza e cura alla famiglia e con il ritratto del duce in bella mostra in salotto.

Ci racconta del sabato fascista, dell’emozione nel vedere l’uomo che ammira affacciarsi dal balcone di Piazza Venezia, ma sopra ogni cosa, ci racconta delle sue aspirazioni, della voglia di studiare e scrivere racconti.
Nelle parole di Mara si percepisce anche il cambiamento: la vita di tutti i giorni, lo sforzo per non soffrire troppo la fame, il suo ruolo di capo famiglia e quello a lavoro, dove viene malvista e sottovalutata; ci racconta la guerra, quella che lei legge sulle pagine dei giornali non proprio sinceri e il distacco che avviene, un po’ alla volta, da quel fascismo da lei idealizzato e dalla figura rappresentata dal duce, visto agli inizi come un padre.

Due elementi in particolare mi hanno fatto apprezzare questo romanzo. 
Prima di tutto mi è piaciuta tantissimo Nadia e quello che simboleggia.
È una donna fascista, che ci crede fino in fondo e che permette al lettore di riflettere: dopo l’armistizio e in seguito la liberazione di Roma, molti italiani inneggiano gli americani, li chiamano liberatori tuttavia, come fa notare anche Nadia, sono gli stessi italiani che fino a poco tempo prima acclamavano il duce e l’impero.
Si riflette sulla guerra e sul concetto di grandezza di un popolo, tuttavia lo spunto di riflessione più forte arriva da Nadia, una donna che, totalmente devota a Mussolini e al fascismo, si getta in prima linea, decide di combattere e cerca di mettersi non solo al pari degli uomini, ma anche un gradino più in alto.
Osservare Nadia e Mara, la loro amicizia e la loro diversità è stato interessante e anche affascinante.

L’altro elemento che ho davvero apprezzato è stato l’utilizzo della storia.
A ogni capitolo ne viene alternato uno in corsivo, dove l’autrice ci racconta la condizione della donna in epoca fascista. Ci racconta delle donne, del femminismo nero, delle loro aspirazioni, delle delusioni e delle aspettative del regime.
Sicuramente, uno dei capitoli più cruenti è alla fine del libro, quando viene raccontato il ruolo delle donne in guerra, perché anche in quell’occasione si è fatta una distinzione tra prigionieri e prigioniere.

Ritanna Armeni ci racconta un periodo non facile con una storia ancora più difficile, eppure il libro scorre, non è pesante e si legge con grande interesse.
Peccato per il finale forse troppo frettoloso, ma sicuramente un’ottima lettura.

Che dite, vi ha incuriosito questo libro?
Io sono molto contenta di averlo letto. Sono proprio soddisfatta!

Scheggia

Scheggia

Sono Scheggia ma in realtà sono Deborah e ho una passione sfrenata per la lettura. Entro in libreria ogni volta che ne ho l'occasione, passo ore e ore a guardare i libri, cerco le novità ma anche quelle che non lo sono più. Sono una di quelle lettrici che invadono casa di libri, ne compro in continuazione anche se ho già altre letture prese in precedenza. Amo il mondo dei libri e dell'editoria ed è per questo che la mia più grande aspirazione è entrare in una casa editrice e lavorarci. Io continuo a sperare!

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