[Recensione] Quello che non siamo diventati di Tommaso Fusari

Buongiorno Lettori!

Vivi? Io ancora per poco! Il caldo non mi da tregua! Lo sto soffrendo troppo! Per fortuna esistono i libri belli, quelli che aspetti per mesi, che ti permettono di dare fastidio all’autore per chiedergli “quando esce?”, che ti permettono di tirare un sospiro di sollievo, perché sai già che ti piacerà.
Insomma, a voi non capita mai? A me si, raramente, e il libro di cui vi sto per parlare è stato una certezza, perché ero consapevole di quel che avrei trovato tra le pagine scritte da Tommaso: avrei trovato storie forti, rapporti tesi e tanta tanta Roma (non quella giallorossa, ma quella del Colosseo, quella dei film, quella che ti permette, per dieci minuti, di non pensare ai reali problemi della città eterna).
Vabbè, probabilmente si è capito… Oggi vi parlo di Quello che non siamo diventati di Tommaso Fusari e ringrazio la Mondadori per la copia digitale.

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Tommaso Fusari
Mondadori
Prezzo: 17.00 €
eBook: 9.99 €

Trama: «Andrà tutto bene, Michael.» «E come fai a dirlo, Sara? Prevedi il futuro?» «Non prevedo il futuro, ma siamo insieme, no?» Mi volto verso il campo di cocomeri e le vigne, che avevamo attraversato per arrivare alla recinzione. Non c’è nessuno all’orizzonte. «E se andasse tutto male?» «Be’, restiamo insieme.» «Sempre?» «Per tutta la vita.» Una promessa fatta da bambini, calda e rassicurante come una carezza, come un abbraccio quando fuori fa tanto, tanto freddo. Un fratello e una sorella, Michael e Sara, che una volta erano inseparabili e ora sono quasi due estranei, due che, pur abitando sotto lo stesso tetto, si sfiorano appena. E, nel mezzo, la vita, fatta di momenti belli ma anche brutti, momenti in cui tutto può andare avanti, oppure può interrompersi bruscamente. Momenti che arrivano inaspettati per dirti che tutto deve cambiare. Anche se non vuoi, anche se non sei pronto. E a quel punto, poco importa come, tu devi trovare un modo per andare avanti. E questo hanno fatto Sara e Michael. Ognuno per conto proprio, però. Lei attenta a non far trapelare il dolore che le si appiccica alle ossa, agli occhi, ai battiti cardiaci e che le fa mancare l’aria, e a controllare sempre tutto, a non lasciarsi sfuggire niente, in un ingenuo tentativo di tenere ogni cosa in equilibrio. Lui in balia di ciò che accade, senza trovare mai la forza di avere un orientamento, col cuore imbottito di hashish e la testa di sogni infranti. Entrambi sempre più estranei, e lontani l’uno dal cuore dell’altra. Ma a un certo punto però qualcosa, o meglio qualcuno, irrompe nella loro vita facendo vacillare il loro piccolo mondo cristallizzato, fatto di giorni sempre uguali, silenzi, muti rimproveri, possibilità sospese, distanze che diventano siderali e ricordi sbiaditi. Di nuovo, Michael e Sara sono di fronte a qualcosa che potrebbe stravolgere la loro esistenza. E se soltanto smettessero di vivere ogni cambiamento come una crepa dalla quale possono entrare solo cose brutte, forse potrebbero riprendere il cammino interrotto tanti anni prima, trovare il modo di tornare a respirare, a credere nel futuro, e, magari, infine, ritrovarsi.

Divisore Scheggia

È che certe persone ogni tanto si perdono per strada. E mentre le aspetti, le ricordi.

Cosa significa essere fratelli? Quel rapporto di complicità che unisce nell’infanzia, quel tenersi sempre la mano, nascondersi e coprirsi a vicenda, creando una barriera, una squadra contro gli adulti, noi contro tutti.
Essere fratelli potrebbe significare essere tutto, completarsi con quella parte di te che è quasi l’opposto, ma s’incastra alla perfezione.

Sara e Michael sono proprio così. L’infanzia li ha visti crescere uniti e complici; lei, sempre pronta all’avventura, lui più cauto.
Ed è in questa situazione che li possiamo osservare per la prima volta, con Sara pronta ad andare dove non dovrebbe e invece con Michael impaurito, timoroso di quel che potrebbe trovare nel bosco.
Passano gli anni e assistiamo a un totale ribaltamento dei ruoli.

È cambiato qualcosa, un evento o una serie di circostanze che hanno reso Sara distante, sempre concentrata sul lavoro per poter pagare l’affitto e arrivare a fine mese, Michael invece lontano dalla realtà, con il suo motorino, Lola e tutte quelle scelte sbagliate che compie, sera dopo sera.

Quanto è assordante il silenzio tra due cuori, quando cominciano a urlarsi addosso? Sara aveva sempre creduto che le cose importanti, le cose belle, fossero quelle che diciamo a bassa voce, sussurrando, per paura che qualcosa possa romperle. In un mondo in cui chiunque sa tutto di tutti, sono le cose dette a bassa voce quelle che rimangono solo nostre. 

Una narrazione che ci racconta le vite di questi due fratelli, così distanti tra loro, che a volte sembra di essere su due piani temporali diversi. Non si incontrano, raramente sono nella stessa stanza contemporaneamente e ci restano per poco, il tempo di un saluto o a volte neanche quello.
Lontani dalla complicità di un tempo, di quel piatto di spaghetti mangiato sul divano, attenti però a non macchiarlo.

Due personalità che emergono a tempo di musica e tra le strade di Roma.
La città che posso osservare a pochi chilometri da casa, che vive la cronaca, che è sempre sui telegiornali, Tommaso Fusari ce la fa vivere e anche idealizzare.
Sotto le ruote del motorino di Michael c’è la Roma bella, quella dei turisti, quella della Dolce Vita e quel Marcello, come here! C’è la Roma dei sampietrini, della vita notturna e anche quella della devastazione.

E poi c’è Sara, che vive la Roma del parcheggio che non si trova, delle vie con la spazzatura, del lavoro tutto il giorno, dell’autobus che adesso vedrai che passa, dei quartieri abbandonati e della voglia di ricordarsi com’era Roma vista con gli occhi di una persona felice.

Il loro è un rapporto che sembra non avere la possibilità di ricucirsi e Tommaso Fusari ha la capacità, con la sua scrittura intensa ed emozionante, di far credere un po’ di tutto al lettore, d’altronde aveva già fatto capire di cosa fosse capace con Tempi duri per i romantici, con un finale che tutt’ora rappresenta una batosta dura da digerire, eppure perfetta per quel romanzo.

Insieme ai due fratelli, ci vengono presentate anche altre persone importanti per loro, punti di svolta per la vita dei protagonisti.
C’è Lola, che sembra fluttuare sulle strade di Roma, una tedesca insoddisfatta di tutto, che cerca il divertimento con la scorciatoia, quell’attimo di estasi che termina poco dopo. Lola è tutto ciò che potrebbe esserci di sbagliato nella vita di Michael, oltre al fatto – parere personale – che è di un’antipatia che scansate proprio.
Credo di aver passato tre quarti di libro a pensare a quanto mi stesse antipatica (e dico così per essere fine), con quella sua aria da se ci sei o non ci sei per me è uguale.

Alex invece è il datore di lavoro di Sara, un uomo che all’inizio ti spiazza, ti disorienta, poi ti ricordi che Tommaso l’ha scritto e ti rilassi, consapevole che da qualche parte la batosta arriva.
Eh si, perché utilizzando qualche piccolo cliché, l’autore ci porta ad affrontare un tema delicato, un tema di tutti i giorni eppure sempre troppo silenzioso. Un tema che non vi posso dire, ma sono sicura che riuscirete a leggere con trasporto quel che accadrà, perché Tommaso è riuscito a prendere un argomento delicato, a trattarlo con durezza e poi a lasciarlo scivolare, alleviando la sofferenza un po’ alla volta, come con un unguento che non fa miracoli, ma ti fa sentire un po’ meglio, giorno dopo giorno, applicazione dopo applicazione.

Neanche 300 pagine, eppure le si legge col fiato sospeso, con la speranza che le mani dei due fratelli possano ricongiungersi, apparire di nuovo uniti come in tutte quelle foto dell’infanzia, con i sorrisi, lo zucchero filato e Roma.

Una storia intensa, delicata, struggente e carica di sentimenti, positivi e negativi. Tommaso Fusari prende di nuovo la penna in mano e conduce il lettore nelle vite di questi due fratelli, tra le vie di Roma, con la musica nelle orecchie e una colonna sonora di tutto rispetto, da scoprire durante la lettura, cantando quelle canzoni che si conoscono, cercando quelle che ci sono estranee, consapevoli di quanta bellezza ci sia.

E forse è proprio questo che emerge, nella Roma di Tommaso, nel rapporto tra Sara e Michael: la bellezza perenne, che si nasconde anche sotto anni di abbandono, anni di distanza.

Non è facile scrivere un bel libro, è ancora più difficile scriverne due con un bagaglio emotivo non indifferente. Si rischia di ripetersi, di perdere il focus, di sentirsi superiori e abbandonare il lettore. Si rischiano storie banali, messe lì solo per far uscire il nuovo libro, senza ricordarsi che il lettore può aspettare tempo in più per godersi una storia straordinaria.
Tommaso ha fatto attendere il lettore, ha preso la storia di due persone e l’ha cullata nel tempo, regalando alla fine un prodotto eccellente, perché ci sono tutti i fratelli e sorelle del mondo in quelle pagine, perché almeno in un passo vi ritroverete, perché almeno una volta nella vita avrete litigato, cercando subito dopo di rimediare, di ritrovare quella complicità che si riesce ad instaurare solo tra fratelli.

E dopo questa recensione, un pezzo di torta a Tommaso che ha bisogno di far passare l’ansia per l’uscita del libro e un pezzo di torta a me, perché sì.
Esce oggi in libreria e io posso solo consigliarvi di andare a comprarlo e leggerlo subito!

Scheggia

 

Scheggia

Sono Scheggia ma in realtà sono Deborah e ho una passione sfrenata per la lettura. Entro in libreria ogni volta che ne ho l'occasione, passo ore e ore a guardare i libri, cerco le novità ma anche quelle che non lo sono più. Sono una di quelle lettrici che invadono casa di libri, ne compro in continuazione anche se ho già altre letture prese in precedenza. Amo il mondo dei libri e dell'editoria ed è per questo che la mia più grande aspirazione è entrare in una casa editrice e lavorarci. Io continuo a sperare!

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