[Recensione] Invictus di Ryan Graudin

Buongiorno Lettori!

Leggete il mio entusiasmo già dal buongiorno? Non credo! Oggi la giornata inizia con una recensione un po’ meh, di un libro che avrei voluto amare, sul quale avevo delle aspettative molto alte e che alla fine mi ha lasciato così, senza una vera sensazione addosso, un po’ come quando vai a pranzo o cena fuori e non concludi con il dolce. Una tristezza!
Oggi vi parlo di Invictus di Ryan Graudin, la stessa autrice (ricordatevelo bene) di Wolf.

Invictus
Ryan Graudin
Mondadori
Prezzo: 19.00 €
eBook: 9.99 €

Trama: Voglio incontrare la storia faccia a faccia. Voglio essere il sangue che le scorre nelle vene, come la storia scorre nelle mie. Farway Gaius McCarthy non è un ragazzo come gli altri. Tutti lo considerano uno strano prodigio. Figlio di una viaggiatrice del tempo del 2354 d.C. e di un gladiatore dell’Antica Roma, la sua esistenza è un evento straordinario che al contempo distorce e infrange le leggi della natura. Perché Far è nato fuori dal tempo.
Ostinato, inquieto, dall’animo indomabile, il ragazzo fin da bambino ha un unico incontenibile desiderio: vivere l’esperienza frastornante di tuffarsi in epoche sempre diverse e provare quel miscuglio di vertigine, shock e déja-vu che solo incontrare la storia faccia a faccia può dare. Per questo studia per seguire le orme materne e diventare un documentatore, un viaggiatore del tempo che, per conto del governo, viene spedito nelle epoche passate a osservare e registrare gli eventi storici.
Subito dopo aver fallito, inspiegabilmente, l’esame finale del corso, Far viene contattato da un trafficante di opere d’arte che gli offre la possibilità di continuare a inseguire il suo sogno. Il ragazzo avrà a disposizione una macchina del tempo e, davanti a sé, secoli e secoli da esplorare. In cambio però dovrà mettere in piedi una squadra con la quale viaggiare clandestinamente di epoca in epoca per rubare oggetti e manufatti preziosi.
Un anno dopo, durante l’ennesima missione, dopo essere rimbalzati dall’Europa nazista all’America selvaggia di Davy Crockett al Vaticano michelangiolesco, Far e la sua squadra incappano in Eliot, una solitaria ragazza dalla pelle chiarissima e dalle origini misteriose che metterà in discussione l’esistenza stessa del ragazzo e di lì a poco trascinerà lui e i suoi amici in una missione pericolosissima nell’Antica Roma, dove la storia di Far ha avuto inizio. Una corsa disperata contro il tempo per impedire che il mondo si spenga. E con esso qualsiasi speranza per il futuro.

Avete presente Ryan Graudin? Si, si, proprio l’autrice di Wolf, quella serie che io devo finire (mi mancano poche pagine) e che ha ricreato un mondo, partendo da un piccolo punto nella storia, cambiando il futuro dell’umanità? Ecco. Quell’autrice in Invictus non è pervenuta.

Esprimi un desiderio. Fa’ che conti.

Invictus parla di viaggi nel tempo, un argomento spinoso da affrontare, che rischia di coprire tutta la storia con la sua presenza a volte ingombrante.
Far è il protagonista – o meglio dire co protagonista – di questo romanzo; lui è un ragazzo nato fuori dal tempo, senza una data di nascita e che da un momento all’altro si ritrova senza il futuro che aveva programmato. Contattato da un trafficante di opere d’arte, mette in piedi una squadra composta da sue persone di fiducia per viaggiare nel tempo e portare a termine le missioni che il suo datore di lavoro gli affida.
In un punto della storia, nel tentativo di recuperare un cimelio prezioso, si scontrano con Eliot, l’altra protagonista di questa storia, una ragazza dal volto quasi conosciuto e che sconvolgerà l’esistenza di tutto l’equipaggio.

I viaggiatori del tempo dovevano essere osservatori discreti. Interagire con le persone del passato era una faccenda pericolosa, ed era meglio ridurla al minimo. Affinché il corso degli eventi non ne fosse alterato.

Questo libro, a mio parere, presenta notevoli difetti: la storia è un po’ banale e si scontra con la complessità dell’argomento “viaggi nel tempo”; la prima parte soffre di una lentezza narrativa che rallenta la lettura e tutto si concentra nelle ultime 100 pagine, quando la storia prende realmente il via.

Far è il classico ragazzo che all’inizio ha tutto e dopo un po’ si ritrova senza niente e nonostante venga introdotta Eliot quasi da subito, ci si perde in pagine e pagine che sembrano solo voler aumentare il volume del libro, senza però avere un reale peso per la storia.
I personaggi mancano di spessore e creano un’atmosfera da young adult, perdendo l’adrenalina che dovrebbe esser parte di un libro del genere.
Far è il protagonista simpatico con un ego smisurato, bilanciato dalla presenza Priya, eppure il personaggio che ho preferito è stato Gram, un po’ in disparte e po’ presente, bilanciato dalla forza di Imogen, che tuttavia non ha fatto breccia nel mio cuore.
Sicuramente Eliot era il personaggio con più potenziale e che tuttavia ha fatto fatica ad emergere.

A fine lettura mi sono chiesta cosa mi fosse rimasto di questa storia e la verità è che non lo so. Se dovessi ripensare a un punto preciso nel libro, mi rendo conto che mi mancano pezzi che ho in qualche modo messo da parte, perché privi di spessore per le vicende vissute dall’equipaggio della Invictus. Insomma, è un libro che vive di lentezza e utilizza espressioni fastidiose come frolla, che la prima volta ho pensato fosse un errore di battitura, e cerca di rendere più interessanti alcuni ricordi e momenti attraverso l’uso del latino.

L’ambientazione soffre di scarse descrizioni; si passa da una Roma futuristica all’Antica Roma, attraversando periodi catastrofici nella storia e ci si limita a una rappresentazione superflua, quando invece si potevano sfruttare molti elementi per ricreare i momenti del passato e regalare al lettore un vero viaggio nel tempo.

La capitale della Terra era il germe di un milione di emicranie, con il suo smog e il suo groviglio di luci, ma c’era un momento di pausa, ogni giorno, in cui si trasformava. Gli autoctoni come Burg la chiamavano “Ora Fiammeggiante”; quando il sole del tramonto catturava le particelle di inquinamento da una specifica angolazione, un arancione brillante si diffondeva in ogni angolo della sera. La città si faceva di fuoco, un fenomeno ineguagliato nella storia. Un mondo, una luce. Era Roma risollevata, forgiata dalla pace invece che dalla guerra.

Questo libro alla fine è stato deludente. L’errore è stato sicuramente quello di partire con delle aspettative alte, tuttavia in questo libro è come se mancasse proprio l’autrice, con uno stile totalmente diverso e privo del pathos e dell’adrenalina che si trova in Wolf dalla prima pagina.
Peccato.
E voi lo avete letto o lo leggerete?

Scheggia

Scheggia

Sono Scheggia ma in realtà sono Deborah e ho una passione sfrenata per la lettura. Entro in libreria ogni volta che ne ho l'occasione, passo ore e ore a guardare i libri, cerco le novità ma anche quelle che non lo sono più. Sono una di quelle lettrici che invadono casa di libri, ne compro in continuazione anche se ho già altre letture prese in precedenza. Amo il mondo dei libri e dell'editoria ed è per questo che la mia più grande aspirazione è entrare in una casa editrice e lavorarci. Io continuo a sperare!

6 Replies to “[Recensione] Invictus di Ryan Graudin

  1. Mamma mia, meno male ho letto la tua recensione! Anche io, infatti, sono rimasta molto delusa da questo libro e pensavo di essere l’unica a pensarla in questa maniera! Mi fa piacere sapere di non essere stata la sola vittima di frolle messe a caso.

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