[Recensione] La battaglia delle bambine di Simona Dolce

Buongiorno Lettori!

Oggi è un giorno particolare e voglio parlarvi di un libro reale e forte, intenso e dinamico così come possono esserlo i libri per bambini, quelli che hanno il potere di acchiapparti alla prima pagina e trascinarti fino all’ultima, con la suspense e l’avventura che ti avvolgono e ti fanno sorridere e arrabbiare. Oggi vi parlo di La battaglia delle bambine – Insieme contro la mafia di Simona Dolce e ringrazio la Mondadori Ragazzi per la copia digitale omaggio.

La battaglia delle bambine, Simona dolce, letizia battaglia, fotografia, mafia, Mondadori ragazzi, Libero Grassi, Strage di Capaci, 23 maggio, Giovanni Falcone, 1991, 1992La battaglia delle bambine – Insieme contro la mafia
Simona Dolce
Mondadori
Prezzo: 16.00 €
eBook: 8.99 €

Trama: Palermo, agosto 1991: in una strada piena di rumori, vita e odori cinque ragazzine si alleano contro la banda di maschi presuntuosi che le ha prese di mira. Agnese ha capelli e occhi castani e sua madre lavora alla Sigma di Libero Grassi, l’imprenditore ucciso per essersi ribellato al pizzo. Marialuce sogna di ballare con Freddie Mercury e non ha paura di nessuno. Elda è molto golosa e con la sorella Marina vive in una casa piena di disciplina e senza neppure un giocattolo. Aurora sembra una principessa, ma nasconde il segreto più grande: suo padre è un boss mafioso e lei sa dove tiene la pistola. Un giorno nei loro giochi spensierati irrompe la realtà, a dimostrare che la mafia non è soltanto una parola scandita dai telegiornali ma esiste davvero, e si convincono che insieme potranno sconfiggerla. A Palermo c’è anche una fotografa coraggiosa che non vuole lasciarsi sfuggire i volti di queste piccole donne siciliane: a una a una, riesce a catturarle con il suo obiettivo… Simona Dolce rievoca la pulsante e complessa Sicilia di inizio anni Novanta, ispirandosi all’opera di una delle più grandi fotografe italiane, Letizia Battaglia. Età di lettura: da 10 anni.

Divisore Scheggia

23 maggio 1992. Una data impossibile da dimenticare. Sono grande, ma non abbastanza da ricordare, perché a neanche quattro anni fatichi a imprimere nella memoria alcune immagini. Io, il giorno della Strage di Capaci, esistevo già.
Esistevo quando l’Italia ha vissuto momenti drammatici. Esistevo, ma posso solo immaginare cosa abbiano potuto passare le persone che hanno vissuto quei giorni, che hanno visto con i loro occhi, che hanno annusato l’aria che odorava di pericolo.
Sono passati 27 anni e se ne parla ancora troppo poco. Le stragi di mafia sono un periodo buio, ma fanno parte della nostra storia ed è giusto che vengano ricordate, spiegate, raccontate ai bambini, ai ragazzi, ai futuri adulti.
Simona Dolce ha raccontato una storia, ambientata quasi un anno prima, quando un uomo ha deciso di ribellarsi, pagando con la vita: Libero Grassi ha detto di no e il 29 agosto 1991 ha perso la vita, anzi no, gliel’hanno rubata.

Cinque ragazzine vivono a Palermo in quei giorni. Vengono da famiglie diverse, con genitori che a volte non vorrebbero avere e con un problema da risolvere: i maschi del quartiere.
Hanno un’età – dieci, undici anni – che le spinge a vedere il mondo ancora con gli occhi dell’infanzia, nonostante ci siano già regole ben precise in una città dominata da padroni o protettori.
Simona Dolce porta in questo libro cinque bambine, con l’infanzia ancora sulle spalle, con i vestiti sporchi, la voglia di giocare e disobbedire, ribellarsi alle regole dei genitori, scappare dalla realtà, perché nella realtà ci sono anche i maschi, quel gruppetto capeggiato da Malpelo, che si diverte a prendere in giro Agnese, senza però disturbare Aurora perché le piace tanto ed è la figlia del Boss.

È una Palermo che io non conoscevo e che tuttavia Simona Dolce ci fa vivere. La città col mercato, con i palazzi ancora da ricostruire, con l’odore del pane e del pesce, con le grida dei bambini, con la tv accesa su notizie drammatiche, con gli adulti incastrati nell’indecisione che persiste tra parlare e non parlare. C’è la crudeltà degli adulti e quella dei bambini. Crudeltà diverse e che tuttavia hanno un forte impatto sulle bambine di cui ci parla Simona Dolce, più profonde e cresciute di quanto a volte sembri.
Una scrittura semplice, con pochi termini di siciliano che aiutano il lettore ad immergersi in una storia tra bande, con vendette tra animali volanti (povera me in quel momento!) e proiettili di pesce. Il loro essere un po’ infantili, all’alba dell’adolescenza, li porta a commettere errori che potrebbero essere fatali, infrangendo quelle regole che sono fatte per salvarsi quando in gioco c’è la vita.

Questo è un racconto ma è anche una fiaba. Agnese, Aurora, Elda, Marina e Marialuce corrono tra i vicoli di una Palermo che ha da poco visto scorrere il sangue, assistono a quel che non dovrebbero mai vedere, eppure reagiscono. Infantili, forse, eppure con un messaggio ben preciso: si può lottare. L’unione fa la forza.

È un’idea di Agnese. Prende lo smalto rubato in bagno e disegna un cerchio rosso sulle armature, sugli elmetti, sugli occhiali da aviatore, sulla cintura, sulle forchette, dovunque ci sia uno spazio.
«Tutte dobbiamo avere il simbolo della battaglia.»
Si fermano un momento per guardarsi. Le armature risplendono. Il cerchio rosso è la lotta. Le loro espressioni sono determinate.

Cinque bambine protagoniste e cinque maschi terribili in un libro che racchiude un misto di sentimenti, dall’amicizia alla rivalità, dalla paura alla felicità, dalla vita alla morte. Confini sottili che è pericoloso oltrepassare. La paura dei grandi che a volte si riversa nei piccoli.

In questa storia di corse, dispetti e occhi che non dovrebbero vedere, c’è una fotografa che immortala alcuni momenti; le foto di Letizia Battaglia accompagnano questo volume, regalando una storia immaginaria e di coraggio a quelle bambine immortalate su pellicola. Sguardi, profumi e sorrisi che vivono tra i vicoli di Palermo, nelle foto della Battaglia.
Questo è un libro da leggere, da far leggere, per non dimenticare quegli anni e ricordarci che lottare è sempre possibile.

Capitoli fatti di scontri, di risate, di paura e soprattutto di amicizia. Dalla più povera alla più ricca, le bambine si alleano e lottano insieme; l’amicizia forte, soprattutto a quell’età e che ha il sapore del per sempre, in un finale che sa di inizio e che rende consapevole il lettore. Non è finita e la storia ce lo ricorda.

Un libro davvero bello, che consiglio di leggere ai grandi e ai piccoli, magari insieme così da poter condividere e ricordare un momento della storia; si può imparare davvero tanto!

Scheggia

Scheggia

Sono Scheggia ma in realtà sono Deborah e ho una passione sfrenata per la lettura. Entro in libreria ogni volta che ne ho l'occasione, passo ore e ore a guardare i libri, cerco le novità ma anche quelle che non lo sono più. Sono una di quelle lettrici che invadono casa di libri, ne compro in continuazione anche se ho già altre letture prese in precedenza. Amo il mondo dei libri e dell'editoria ed è per questo che la mia più grande aspirazione è entrare in una casa editrice e lavorarci. Io continuo a sperare!

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