[Recensione] Le Amazzoni di Manuela Piemonte

Buon pomeriggio Lettori,

oggi vi parlerò di un libro che mi è piaciuto tantissimo e che mi ha davvero conquistata e anche un po’ emozionata. Le Amazzoni di Manuela Piemonte, edito Rizzoli che ringrazio per la copia, mi ha tenuto compagnia nel fine settimana, avendolo letto tutto d’un fiato.

Le amazzoni, Manuela Piemonte, Rizzoli, Romanzo, Guerra, Treno, bambini, treno dei bambini, Einaudi, SorelleLe Amazzoni
Manuela Piemonte
Rizzoli
Prezzo: 18.00 €
eBook: 9.99 €

Trama: È una notte di luna piena quando, nella Libia dominata dagli italiani, Sara e Angela, nove e sette anni, vedono una donna a cavallo. Con un incedere libero e fiero, sembra prendere la rincorsa verso il cielo, senza voltarsi. Di lì a poco sono costrette a partire con la sorella minore Margherita, ma l’immagine dell’amazzone non la dimenticheranno più. È il 1940 e le attende il campo estivo del regime, tre mesi in Italia insieme a bambini come loro: tredicimila figli di coloni libici, lì per imparare la disciplina e i doveri di ogni buon fascista. Ma appena un giorno dopo il loro sbarco, Mussolini pronuncia la dichiarazione di guerra e la vacanza in Toscana di un’estate si trasforma in una prigionia infinita. Le tre sorelle crescono indossando una divisa, la testa rasata, piccole operaie della dittatura in balia di regole feroci, della propaganda e di un mondo senza più genitori. Quando la voglia di tornare a casa si fa insostenibile e i tentativi di fuga falliscono, quando l’incontro con donne magnifiche, ribelli, non basta a salvarle, nei loro cuori rimane il ricordo della guerriera a cavallo nel deserto

Divisore Scheggia

Questo è il primo libro – dall’inizio dell’anno – che ho divorato in 2/3 giorni.
Le Amazzoni di Manuela Piemonte è un libro che si legge tutto d’un fiato, con delle protagoniste – tre bambine – che vi entreranno nel cuore.

Sara, Angela e Margherita sono nate in Libia, già colonia italiana e nell’estate del 1940 vengono obbligate a partire, per andare in colonia in Italia, dove verranno educate, per tre mesi, ad essere brave fasciste.
Sara è entusiasta, vuole dimostrare qualcosa, anche a causa del rapporto complicato con la madre, mentre Angela e Margherita vorrebbero solo rimanere a casa.

La colonia si rivela da subito diversa da quanto sperato: i capelli vengono tagliati tutti a zero, per la paura dei pidocchi, e le ragazzine sono obbligate a rispettare una ferrea disciplina, svegliandosi presto, pregando, pulendo, rispettando il coprifuoco, a fronte di pochi momenti di svago al mare.
Le vigilatrici sono fasciste selezionate, che fanno rispettare le regole e sembra che nulla riesca a scalfirle.

«Non ce l’abbiamo, il telefono, non abbiamo neanche l’elettricità. La sera dormiamo dopo aver spento le candele» rispose Angela.
«Ma figurati! Non ci credo. Il duce ha costruito case modernissime, con ogni comodità, per tutti i coloni. L’ho visto al cinegiornale» disse Agenore.
«Anche il cinegiornale dice le bugie» disse Sara.

In questa situazione è spesso difficile fare amicizia, ma ci si aggrappa a ogni singolo atto di gentilezza, soprattutto quando la paura prende il sopravvento, mentre piangere per la mancanza dei genitori sembra essere vietato.
In questo clima, le tre sorelle devono affrontare questa “vacanza” senza immaginare quanto cambieranno le loro vite.

Sara vuole eccellere, vuole dimostrare qualcosa alla madre, mentre Angela e Margherita vorrebbero solo tornare a casa, da quel volto che rischiano di dimenticare.
Tutte le loro giornate ruotano intorno al regolamento, che spiega cosa è consentito e cosa no.

Manuela Piemonte racconta la storia e la vita di queste bambine e anche di tutte le appartenenti alla colonia, obbligate dal regime a imparare una disciplina volta a rendere buone mogli, un domani.

È stato un colpo al cuore leggere dell’innocenza di queste bambine allo scoppio della guerra, al mito della guerra lampo, in una lenta discesa verso la fame, la paura e la ribellione.

Questo libro è diviso in più parti e gran parte dei capitoli si aprono con pezzi di articoli di giornale dell’epoca, tratti da “La Stampa”.
Sono titoli d’impatto perché le notizie, controllate dal regime, erano sempre positive e vincenti dal fronte, come se la guerra procedesse nel migliore dei modi per la nazione.
Il contrasto viene reso evidente dalla Piemonte che, dopo ogni articolo, racconta qualcosa di diverso, una vita più aspra per tutte le bambine lontane da casa.

Soltanto in basso, ormai, teneva lo sguardo, nell’estate portata via dalle pagine dei calendari e dai bollettini di guerra, dalle lettere spedite alla mamma e al papà rimaste senza risposta, dalle carezze delle sorelle.

Questo libro scorre e ci racconta una storia completa, che vi farà affezionare alle protagoniste.
Io sono rimasta colpita soprattutto dal cambiamento che avviene con il passare del tempo, complici la crescita e l’incontro con determinate persone e situazioni.

Ognuna di loro affronterà una serie di ostacoli sul proprio cammino e cercherà consolazione. Il rapporto tra sorelle viene descritto e sviluppato in diverse sfaccettature, dai momenti d’affetto agli scontri più che normali.

Ho trovato questo romanzo completo, coinvolgente e soprattutto emozionante. Alcuni passaggi hanno messo a dura prova il mio cuoricino e altre volte mi sono ritrovata a sorridere, facendo il tifo – per tutto il tempo – per le tre sorelle.

Un ultimo appunto per il titolo, che in qualche modo è proprio il punto di partenza, l’inizio di tutto, la spinta a reagire e a non arrendersi.

Questo libro mi è piaciuto tantissimo e ve lo consiglio soprattutto se avete amato Il treno dei bambini.

Scheggia

Scheggia

Sono Scheggia ma in realtà sono Deborah e ho una passione sfrenata per la lettura. Entro in libreria ogni volta che ne ho l'occasione, passo ore e ore a guardare i libri, cerco le novità ma anche quelle che non lo sono più. Sono una di quelle lettrici che invadono casa di libri, ne compro in continuazione anche se ho già altre letture prese in precedenza. Amo il mondo dei libri e dell'editoria ed è per questo che la mia più grande aspirazione è entrare in una casa editrice e lavorarci. Io continuo a sperare!

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