[Recensione] The Help di Kathryn Stockett

Buongiorno Lettori!

Con il collo infiammato e una spalla dolorante (vecchianza che avanza) oggi vi voglio parlare di un libro che ho letto mesi dopo averlo ricevuto in regalo, tant’è che rischiava di compiere un anno nella mia libreria e avrei dovuto spegnere una candelina in più anche per lui. Vabbè, lo so, ho talmente tanti libri accumulati che forse con le candeline diventerei ultra centenaria.
Comunque, oggi vi parlo di The Help di Kathryn Stockett, un libro che mi è stato regalato da La Libridinosa e che mi ha lasciato con una strana sensazione sulla pelle. Rabbia, amarezza, delusione, gioia, leggerezza. Oh, sono tutte sensazioni estremamente positive, legate al libro, ed estremamente negative verso alcuni che personaggi che mai vorrei incontrare nella vita.

The Help, Kathryn Stockett, Romanzo, mondadori, segregazione, film, Mississippi, Aibeleen, Minny, libro, l'aiuto, anni 60, la libridinosaThe Help
Kathryn Stockett
Mondadori
Prezzo: 13.00 €
eBook: 7.99 €

Trama: È l’estate del 1962 quando Eugenia “Skeeter” Phelan torna a vivere in famiglia a Jackson, in Mississippi, dopo aver frequentato l’università lontano da casa. Skeeter è molto diversa dalle sue amiche di un tempo, già sposate e perfettamente inserite in un modello di vita borghese, e sogna in segreto di diventare scrittrice. Aibileen è una domestica di colore. Saggia e materna, ha allevato amorevolmente uno dopo l’altro diciassette bambini bianchi, facendo le veci delle loro madri spesso assenti. Ma il destino è stato crudele con lei, portandole via il suo unico figlio. Minny è la sua migliore amica. Bassa, grassa, con un marito violento e una piccola tribù di figli, è con ogni probabilità la donna più sfacciata e insolente di tutto il Mississippi. Cuoca straordinaria, non sa però tenere a freno la lingua e viene licenziata di continuo. Sono gli anni in cui Bob Dylan inizia a testimoniare con le sue canzoni la protesta nascente, e il colore della pelle è ancora un ostacolo insormontabile. Nonostante ciò, Skeeter, Aibileen e Minny si ritrovano a lavorare segretamente a un progetto comune che le esporrà a gravi rischi.

Divisore Scheggia

Nessuno può richiedere a infermiere bianche di entrare in reparti o camere ove siano ricoverati maschi negri.
Per un bianco è contro la leggere contrarre matrimonio con persone che non siano di razza bianca. I matrimoni che violano questa disposizione verranno annullati.
Ai parrucchieri di colore non è consentito servire donne o ragazze bianche.
L’addetto alle sepolture non può inumare persone di colore nello stesso terreno usato per persone bianche.
Scuole per bianchi e scuole per negri non possono scambiarsi libri, che continueranno a essere usati solo dalla razza che per prima li ha avuti in dotazione.
– Jim Crow. Raccolta di leggi sulla segregazione razziale negli Stati del Sud-

Avete presente quando un libro è bello, ma così bello che anche trascinandolo per giorni non perde il suo fascino? Ecco, a me è successo con The Help.
Da subito si presenta come un volume impegnativo per gli argomenti trattati, con le oltre 500 pagine che lo compongono e che portano a un finale o a un inizio, al lettore spetta la decisione finale.

La storia, ambientata a Jackson, Mississippi, è quella di un gruppo di domestiche di colore, che lavorano nelle case dei bianchi per poter vivere e pagare l’affitto.
La loro realtà è ben diversa da quella dei bianchi, perché tutto è separato: zone della città diverse, bar diversi, market diversi, impieghi diversi.

Con la convinzione che il nero sia inferiore al bianco, anche per caratteristiche a loro dire fisiche, con gli occhi di Minny e Aibeleen possiamo osservare la loro vita a servizio di queste donne bianche.
Miss Leefolt è una donna priva di personalità, senza alcun tipo di aspirazione, troppo impegnata a mascherare la sua vita imperfetta, da non accorgersi neanche della presenza della figlia, elemento di disturbo nella sua quotidianità. In una città dove le donne si sposano e fanno figli, Miss Leefolt ne mette al mondo inizialmente una, senza tuttavia provare un minimo d’affetto nei confronti della bambina. Ed è nella casa di Miss Leefolt che conosciamo Aibeleen, una signora di colore che per tutta la vita ha fatto la domestica e ha cresciuto i bambini di questi padroni, troppo impegnati tra parrucchieri e vita mondana, per prendersi cura dei loro figli.

Minny, caratterialmente opposta ad Aibeleen, è una donna più impegnativa, che fatica a tenere per sé i propri pensieri e che si ritrova in un mare di guai dopo aver fatto indispettire Hilly Holbrook, una donna dall’animo di un diavolo, coi capelli cotonati e il sangue marcio. Dopo la “grande porcata“, che verrà raccontata nel corso del libro, Minny si ritrova a casa di Miss Celia, una donna arricchita da un buon matrimonio, con l’animo fragile e priva di amici.

Questo libro mi ha fatto provare tantissime emozioni e sensazioni, positive e negative.
C’è sicuramente tanta rabbia, dovuta ai comportamenti di alcune donne, prime tra tutte Hilly e Elizabeth, poi però c’è anche tanta dolcezza e spirito di gruppo, dovuto al grande progetto di Miss Skeeter e anche alla rete di solidarietà che la comunità dei neri di Jackson riesce a creare.

È difficile non fare spoiler di questo libro, così come è difficile parlarne per tutto quel che viene raccontato e le vicende che si susseguono, ma posso dirvi che non dimenticherete mai le donne di questo libro, sia le buone, che le cattive, indimenticabili per il loro animo e le loro convinzioni.

Aibeleen e Minny mi hanno rubato il cuore, così come ho apprezzato Miss Skeeter, in grado di andare contro tutto e tutti, per realizzare il suo sogno e portare alla luce le vicende della città.
È ambientato in anni difficili per l’America, eppure si fatica a comprendere quanto siano vere le situazioni narrate in questo libro.
La convinzione dell’uomo bianco che si crede superiore al nero e tutto quel che scaturisce da questi loro pensieri, non rende difficile il paragone coi giorni nostri, in questi mesi di notizie sconcertanti che arrivano da oltreoceano, con atti deplorevoli e le tante manifestazioni per richiedere diritti.

Le donne non sono come gli uomini. Una donna non ti picchia con il bastone. Miss Hilly non me la punta la pistola contro, e a Miss Leefolt non viene neanche in mente di bruciarmi la casa. […] Per prima cosa la signora bianca ti licenzia. […] Poi, una settimana dopo che hai perso il lavoro, trovi una piccola busta gialla infilata nella zanzariera della porta. Dentro c’è un foglietto: “avviso di sfratto”. […] Senti bussare in piena notte. Non c’è la signora bianca alla porta: lei non le fa di persona queste cose. Ma mentre il brutto sogno diventa reale, il fuoco, le coltellate o le botte, capisci una cosa che sapevi da tutta la vita: la signora bianca non dimentica mai.
E non ha pace finché non ti vede morta.

Questo è un libro che parla di diritti, senza però rendere poco fruibile la storia al lettore, grazie a una scrittura incredibilmente avvolgente e coinvolgente, tanto da far avvertire al lettore ogni sensazione, per cullarlo e spronarlo nei momenti più duri. 

Ci viene raccontata la vita di molte donne: chi pensa al matrimonio per la figlia, chi non si preoccupa di calpestare gli altri per un tornaconto personale, chi non è in grado di far valere la propria idea, chi ha paura per il futuro degli altri e chi per il proprio.

Il finale è la parte che mi ha più sconvolta e avvolta. È una fine e un inizio, ma soprattutto ti lascia quella voglia di scoprire cosa succederà dopo, ti permette di immaginare un dopo, uno sguardo a quel futuro che dall’inizio è incerto e sfocato.

Non smetterò di pensare a Aibeleen, a Minny, a Miss Skeeter, a Yule May e alla piccola Mae Mobley, tutti personaggi che sono stati creati per rimanere attaccati alla pelle del lettore, sperando di farlo riflettere, ragionare e non permettere alla gente di comportarsi come una qualsiasi Hilly Holbrook di turno. O almeno, si spera.

Un libro amato, che ho letto un po’ alla volta, che mi ha tenuto compagnia, mi ha fatto arrabbiare e sperare e soprattutto mi ha permesso di conoscere personaggi che non dimenticherò mai.

Scheggia

Scheggia

Sono Scheggia ma in realtà sono Deborah e ho una passione sfrenata per la lettura. Entro in libreria ogni volta che ne ho l'occasione, passo ore e ore a guardare i libri, cerco le novità ma anche quelle che non lo sono più. Sono una di quelle lettrici che invadono casa di libri, ne compro in continuazione anche se ho già altre letture prese in precedenza. Amo il mondo dei libri e dell'editoria ed è per questo che la mia più grande aspirazione è entrare in una casa editrice e lavorarci. Io continuo a sperare!

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