[Recensione] Se solo il mio cuore fosse pietra di Titti Marrone

Buon pomeriggio Lettori!

Tra pochi giorni sarà il 27 gennaio, la giornata della memoria, e Se solo il mio cuore fosse pietra è un libro uscito qualche giorno fa che ci parla del dopo, dei bambini e del loro percorso di rinascita. L’opera di Titti Marrone è davvero intensa e sono davvero contenta di averla letta; ringrazio anche la casa editrice per la copia.

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Titti Marrone
Feltrinelli
Prezzo: 17.50 €
eBook: 11.99 €

Trama: Nel 1945 la grande villa di campagna di sir Benjamin Drage diventa una residenza per i piccoli reduci dai campi di sterminio, grazie all’iniziativa e alla determinazione di Anna Freud, figlia del noto psicoanalista, e Alice Goldberger, sua collaboratrice, che costruiscono un ambizioso progetto di accoglienza e terapia. Con la supervisione di Anna da Londra, Alice e la sua équipe specializzata danno vita per oltre un decennio a un centro multidisciplinare dove le più recenti acquisizioni della psicologia infantile, della pedagogia e dell’arte vengono messe al servizio delle necessità di venticinque bambini tra i quattro e i quindici anni provenienti da lager, da orfanotrofi e conventi o dai nascondigli dove i genitori li hanno lasciati durante la guerra, cercando di salvar loro la vita. Lo sguardo dolce e professionale di Alice ci mostra come, nello scorrere delle stagioni, si allenti in Gadi la necessità di nascondere il cibo, si riducano gli incubi di Berl e la presenza della morte nei disegni di Denny e si avvicini per tutti, a poco a poco, l’obiettivo più difficile: recuperare la fiducia negli adulti.

Divisore Scheggia

In questo periodo dell’anno si concentrano le letture per la Giornata della Memoria, per ricordare il terribile destino di milioni di persone, che come dice Liliana Segre, avevano la sola colpa di esser nate.
Sarebbe giusto leggere questi libri tutto l’anno, per capire e non dimenticare cosa successe a queste persone, però con Se solo il mio cuore fosse pietra, uscito il 20 gennaio, c’è la possibilità di scoprire anche il dopo.
Eh si, perché quei pochi che sono riusciti a sopravvivere si sono ritrovati poi oltre i cancelli un mondo diverso, popolato da ansie e incubi, incapaci di gestire i traumi degli ultimi anni.
I sopravvissuti hanno visto la morte, mucchi di cadaveri abbandonati, uomini trattati peggio delle bestie, sfruttati e affamati.
Tutto questo è estremamente traumatico per gli adulti, ma i bambini come reagirono?

Allora Manna ebbe un’idea. Si mise a gridare anche lei in tedesco. Con la voce del rimprovero disse poche parole, quelle con il suono duro come schiaffi sulla faccia che conoscevano tutti perché i nazisti le urlavano sempre. Gadi, Jack, Bella, Judith, Leah e Berl si calmarono all’istante, quasi che Manna avesse agitato una bacchetta magica.

Il destino dei più piccoli spesso era segnato già all’arrivo: camere a gas.
In pochi superavano la selezione, spesso per cause straordinarie, magari perché d’interesse per dei crudeli esperimenti; venivano subito separati dai parenti e crescevano nel terrore, nell’abolizione della propria personalità, con l’odore della morte nell’aria, con la consapevolezza di essere probabilmente soli.

Alcuni bambini sono sopravvissuti e Titti Marrone ci racconta il loro dopo guerra, il reinserimento nella società, terrorizzati dagli adulti, visti solo come nazisti o bugiardi traditori.
Il tutto si svolge nella villa di campagna di Sir Benjamin Drage; Anna Freud ha appena dato un prezioso e delicato incarico ad Alice Goldberger: accogliere e aiutare i bambini sopravvisutti in arrivo da Terezín, da Auschwitz, dai nascondigli o i conventi e orfanotrofi.
Sono bambini psicologicamente distrutti, orfani o abbandonati, che hanno visto la morte, alcuni nati e cresciuti nei campi, abituati alle punizioni dei nazisti.
Sono bambini che custodiscono gelosamente il proprio cucchiaio, uno strumento tanto banale e che tuttavia nel campo faceva la differenza tra vivere e morire, abituati a una zuppa insipida e che non si fidano del cibo messo in tavola. Sono bambini diffidenti verso tutto quello che potrebbe dare felicità.

Per effetto di quella tragica guerra, lei e le sue assistenti si trovavano ad avere a che fare con il materiale umano più delicato e più danneggiato mai passato al vaglio di qualsiasi analista. E avrebbero dovuto accompagnare quei bambini nel ritorno alla vita.

Quella di Titti Marrone è una narrazione stupenda, potente e delicata, in grado di tramettere il dolore per le atrocità subite e anche in grado di trasmettere messaggi di rinascita. Si riesce a capire quel che i bambini provano, con tutte le emozioni che emergono dai loro racconti.
Emerge l’importante del supporto psicologico e la difficoltà nell’aiutare questi bambini che hanno vissuto all’inferno.
Credo sia difficilissimo non provare qualcosa di fronte alle storie raccontate, al passato che emerge e alla presenza di Sergio, quel bambino che rappresenta tutti coloro che hanno perso la vita nei campi.

È un libro che riesce a raccontare i crimini nazisti e che scuote l’animo per tutte le emozioni provate dai bambini. Date di nascita scomparse, nomi perduti, numeri sul braccio… sono tutti tasselli di un puzzle di crudeltà e a Lingfield si cerca di creare un nuovo futuro, senza cancellare il passato, rendendolo memoria da tramandare.

A Lingfield molti bambini hanno trovato un nuovo futuro, non sempre perfetto perché macchiato da un passato che sarebbe riduttivo definire traumatico.

Sono felice di aver letto questo libro, che rimarrà tra i miei preferiti, perché ho scoperto una parte di storia che non conoscevo.
Titti Marrone è riuscita a parlare di ogni bambino, ha approfondito le loro storie senza consegnare uno scritto pesante. Le storie di Magda, Esther, Juduth, Bella, Gadi e di tutti gli altri sono caratterizzate da elementi comuni come la paura, l’ansia e l’abbandono. Sono storie che emergono dai ricordi dei bambini e dalle poche documentazioni arrivate nelle mani di Alice.

“Quello che dobbiamo fare è disegnare una specie di mappa del tesoro. Dovremo imparare a decifrare gli indizi se vogliamo arrivare alla tappa finale, cioè la serenità di questi bambini.”

L’argomento è tosto, si parla di stipulazioni estreme, eppure non è un libro pesante, anzi si legge con tranquillità, tant’è che potrebbero leggerlo senza problemi anche i giorni (anzi, farebbero bene, tipo nelle scuole, così per dire, eh!).
La forza di questo libro sta nel mostrare sia la maturità che l’immaturità dei bambini, sia l’incredulità e a volte lo spaesamento degli adulti di fronte ai comportamenti dei più piccoli.
Tra i presenti a Lingfield conoscevo solo la storia delle sorelle Bucci e di Sergio, loro cugino, mentre ignoravo le storie degli altri bambini, che mi hanno davvero fatto stringere il cuore.

Consiglierò questo libro a tutti perché la storia di Alice Goldberger, della villa di Lingfield e di tutti i suoi ospiti merita di essere conosciuta e tramandata; c’è l’importanza del percorso psicologico e la memoria del passato, che con l’età avanzata dei superstiti, rischia di essere messa in discussione da chi nega.

Fatevi un bel regalo e leggete questo libro!

Scheggia

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Scheggia

Sono Scheggia ma in realtà sono Deborah e ho una passione sfrenata per la lettura. Entro in libreria ogni volta che ne ho l'occasione, passo ore e ore a guardare i libri, cerco le novità ma anche quelle che non lo sono più. Sono una di quelle lettrici che invadono casa di libri, ne compro in continuazione anche se ho già altre letture prese in precedenza. Amo il mondo dei libri e dell'editoria ed è per questo che la mia più grande aspirazione è entrare in una casa editrice e lavorarci. Io continuo a sperare!

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